L’importanza di creare l’atmosfera giusta

L’importanza di creare l’atmosfera giusta

Un libro in uscita racconta come l'ambiente creativo abbia favorito l'innovazione in Piemonte. Ne proponiamo un'anteprima

6 aprile 2012

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L’“atmosfera creativa” è un insieme di idee, pratiche, culture che concorrono a formare un ambiente innovativo. Che, quando coincide con un territorio, fa nascere e crescere uno sviluppo radicato e diffuso. I saggi raccolti da Enrico Bertacchini e Walter Santagata in Atmosfera creativa analizzano la crescita a colpi di idee del Piemonte — dal punto di vista industriale, artistico, enogastronomico e editoriale. 

 

Il fenomeno dell’innovazione diffusa coinvolge Torino ma anche le province e i loro piccoli centri, predisposti a coltivare eccellenze. Dalle sperimentazioni di Adriano Olivetti — che modellava i turni sulle stagioni per permettere agli operai di seguire l’orto — al contemporaneo di provincia. Il brano che segue, scritto da Egidio Dansero e Alberto Vanolo , racconta il glocal in stile sabaudo. 

 

 

 

Esistono importanti e preziosi esempi di sinergie e radicamenti fra artisti di livello internazionale e centri urbani di media dimensione: si pensi alle attività di Michelangelo Pistoletto a Biella o alle mostre della Fondazione Guggenheim di Vercelli. Ma, al di là di questi esempi particolari, è improbabile che un centro di piccolissime dimensioni conosca successo nell’attrazione di una «classe creativa» puntando sul proprio carattere cosmopolita e sulla presenza di un vivace milieu artistico e culturale. Appare invece utile rifarsi a un’interpretazione «ampia» di creatività: la capacità di generare processi innovativi, di creare nuove forme, pratiche, simboli e modi di vita. E, in questo senso, i piccoli comuni piemontesi possono fare molto, e gli ultimi anni hanno dimostrato straordinarie energie creative in molte aree geografiche.

 

Ad esempio, può essere sicuramente considerato «innovativo» lo sviluppo del Roero, l’area nella parte nordorientale della provincia di Cuneo. Spazio geografico sino a pochi anni fa relativamente depresso, ha saputo ricostruirsi una vocazione economica basata su una solida costruzione culturale e simbolica legata alla produzione del vino di alta qualità, all’enogastronomia in genere e alle pratiche turistiche connesse, inclusa la celebrazione di un territorio ricco di castelli e antichi borghi. Al centro di questo processo occorre segnalare la creatività «dal basso» dell’associazione internazionale Slow Food, nata proprio a Bra, nel Roero, e tesa alla valorizzazione (senza scopo di lucro) del piacere del cibo attraverso lo studio e la difesa delle tradizioni agricole e gastronomiche, mentre la collegata Università del gusto di Pollenzo costituisce un importante tentativo di istituzionalizzazione di processi di apprendimento e circolazione di conoscenze e professionalità legate a queste dinamiche.

 

Simili valorizzazioni hanno toccato anche altre aree del Piemonte, come le Langhe, il Monferrato e i laghi del Verbano, spazi di destinazione di flussi turistici internazionali inaspettati fino a pochi anni fa [Santagata e Trimarchi 2007] e di proliferazione di eventi di grande richiamo in centri urbani di modeste dimensioni (come l’annuale Cheese, relativo alla cultura del formaggio, a Bra). La cultura e l’azione Slow Food sono poi all’origine di due eventi innovativi di notevole successo, strettamente collegati per quanto differenti nelle modalità e nel target: il Salone del gusto e Terra madre, fiere incardinate su culture ed energie provenienti da centri medio-piccoli e da spazi rurali – pur utilizzando funzioni metropolitane di gateway, svolgendosi nel centro fieristico del Lingotto.

 

In molti casi, le stesse istituzioni locali tentano di mettere in campo azioni di supporto tese a stimolare e valorizzare energie creative sedimentate nei piccoli centri. Così, il Comune di Casale Monferrato (Alessandria) ha introdotto interventi di formazione e supporto per la realizzazione di «azioni nel territorio» legate alla creatività giovanile e alle potenzialità di internet e dei social network. O, ancora, la Fondazione Cariplo ha recentemente attivato misure di supporto per la creatività giovanile in campo artistico e culturale nelle province di Novara e del  Verbano-Cusio-Ossola (oltre alla Lombardia).

 

D’altro canto, nel passato della regione si sono osservate situazioni di eccezionale creatività proprio in centri urbani di medie dimensioni: l’esempio forse più lampante è quello dell’Olivetti a Ivrea. Al di là degli aspetti strettamente industriali, il genio creativo di Adriano Olivetti ha consentito, in largo anticipo sui tempi, di dare il via a sperimentazioni sociali e a inediti rapporti fra comunità, territorio e fabbrica, incluse forme innovative di urbanistica, architettura e di pianificazione e gestione del territorio [Novara, Rozzi e Garruccio 2005]. Si tratta di esperienze che hanno lasciato evidenti segni nella cultura materiale, nell’organizzazione del territorio e in un milieu sociale ancora oggi molto ricco di creatività, anche dal punto di vista imprenditoriale [Bricco 2007].

 

In particolare, non si può non sottolineare l’eccezionale concentrazione di «classe creativa» che l’azione olivettiana ha prodotto in quegli anni a Ivrea, e soprattutto il modo innovativo di concepire il rapporto fabbrica-città-campagna, pensando una fabbrica al servizio di un territorio [Scrivano 2001] e mettendo in atto una serie di misure con cui mantenere la popolazione rurale contrastando laspinta all’urbanizzazione (come verificatosi invece nel Torinese) attraverso l’organizzazione di orari di lavoro e di turni settimanali e stagionali che favorissero il mantenimento di un’attività agricola da parte dei dipendenti olivettiani [Maglione 1990].

 

di Egidio Dansero e Alberto Vanolo

 

 

Atmosfera creativa. Un modello di sviluppo sostenibile per il Piemonte fondato su cultura e creatività, a cura di Enrico Bertacchini e Walter Santagata (Il Mulino) è nelle librerie dal 12 aprile.

Nella foto: “Wollen – la mela reintegrata” di Michelangelo Pistoletto, 2007

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