Ci vuole un’intuizione

Ci vuole un’intuizione

Alla base c'è l'idea, poi il mestiere e la tecnica completano il processo creativo. Intervista al direttore artistico del Festival della Cultura di Bergamo

12 aprile 2012

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“L’intuizione precede la realizzazione dell’opera o del prodotto. È la scintilla che accende il motore del meccanismo creativo”. Il direttore artistico Gianni Tangucci presenta così il Festival Internazionale della Cultura di Bergamo (14-29 aprile), alla terza edizione, dedicato al legame fra intuitività e creatività.

 

Il tema del 2012 fa parte di un trittico concentrato sulla produzione del bello e dell’arte, intesa nel modo più ampio: l’anno scorso è toccato alla passione. Quest’anno, appunto, all’intuizione, mentre il prossimo verrà dedicato ai talenti.

 

Fotografia, cinema, danza, arti visuali, filosofia, teatro: il Festival vuole toccare tutti gli aspetti della produzione culturale. C’è anche qualche outsider, come la cucina (cuochi e artisti collaboreranno per mettere a punto creazioni speciali) o il design.

Uno degli incontri principali sarà proprio con l’architetto Flavio Manzoni che racconterà la sua esperienza alla direzione dei progetti di design della Ferrari. “Credo che il design sia intuizione di bellezza che viene trasferita in un oggetto — spiega Tangucci — Si lega benissimo al tema di quest’anno”.

 

Si parte da un’idea inziale. Poi il processo creativo porta a mischiare conoscenze, provenienti anche da campi molto distanti. Come è successo con l’incontro fra il direttore artistico del Festival e l’architetto, nel Centro progetti della casa di Maranello: “Entrando pensavo di trovare disegni tecnici e bulloni — ricorda Tangucci — invece mi sono trovato a discutere di letteratura, arte e musica. Un’esperienza bellissima”.

 

Ovviamente nella rassegna di Bergamo c’è spazio anche per la musica, che come le altre arti si nutre di intuizioni e lampi di creatività. Basta pensare a un compositore al pianoforte, davanti allo spartito ancora bianco. Immaginarlo mentre insegue un’idea, un tema, un accordo che magari gli si presenterà all’improvviso: “Arrivata l’intuizione poi saranno il mestiere e la tecnica a guidare il resto del processo creativo, a formare la melodia”.

 

Nei giorni del Festival ci saranno quaranta incontri gratuiti con un centinaio di artisti coinvolti. L’obbiettivo è stimolare nel pubblico curiosità, pensiero e nuove intuizioni:

 

“Alla fine di ogni incontro verranno distribuiti piccoli pizzini-pensieri, elaborati assieme agli artisti che collaborano alla rassegna. Sono piccoli cartoncini da tenere in tasca, con qualche frase stampata sopra, da portare a casa, per ispirare nuove idee.”

 

 

L’intuizione non è fondamentale solo per chi produce contenuti creativi, ma anche per i lettori, per i partecipanti ai dibattiti, o per chi va a teatro o a uno spettacolo di danza.

E anche l’identità grafica del Festival della Cultura rispecchia il messaggio di fondo. Sui manifesti promozionali si trovano palloncini colorati e i vari sinonimi della parola “intuizione”  - folgorazione, presentimento, lampo – per renderne tutte le sfaccettature. E stimolare ancora di più la curiosità del pubblico.

 

 

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