Vivere la città, creare spazi

Vivere la città, creare spazi

Un manifesto di azioni pratiche e tanto legno. Al Public Design Festival di Milano vogliono trasformare gli esercizi commerciali in luoghi pubblici

13 aprile 2012

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Arredare una via privata per trasformarla in un luogo d’incontro; discutere a colazione di tecnologie open source; esplorare la città con una visita radioguidata. O semplicemente partecipare a una cena dove consumare soltanto cibi della zona.

 

Mentre Milano si prepara a ospitare il Salone del Mobile e gli appuntamenti in città del Fuorisalone, la zona di Porta Romana aspetta per la prossima settimana il Public Design Festival, dedicato al (buon) uso dello spazio urbano. Quest’anno — il quarto, per la rassegna organizzata dall’impresa culturale Esterni — gli eventi dal 17 al 22 aprile guardano in particolare ai luoghi della piccola distribuzione, ai negozi di vicinato determinanti per la qualità di vita in città, per mostrare “come trasformare un esercizio commerciale in un esercizio pubblico”. Nel concreto significa “sperimentare un po’ di più”, spiega Anna Spreafico di Esterni, in un periodo, quello della Design Week, in cui a Milano i regolamenti in fatto di suolo pubblico e ristorazione si mostrano più permissivi.

 

Il festival presenta un manifesto: sette tesi (come “Oltre il tuo orticello” o “Ci metto un attimo”) con altrettante azioni dimostrative. “L’idea è concentrarsi su poche azioni — racconta la coordinatrice del programma — che qualsiasi locale commerciale può replicare per migliorare lo spazio attorno”. Si va dall’allestimento di piazze temporanee a un laboratorio per la co-creazione di oggetti con stampanti 3D, curato dal collettivo berlinese MakerLab. Gli studenti dello IED (Istituto Europeo di Design) presenteranno soluzioni per l’arredo pubblico e elementi mobili per piccoli orti in giardini privati.

 

Luogo centrale del festival è Cascina Cuccagna, una tenuta agricola del Settecento assorbita dalla città, di proprietà comunale. A lungo abbandonata, ora è aperta come punto di aggregazione ed è oggetto di un recupero conservativo — un intervento da 3 milioni di euro, autofinanziato dalle dieci associazioni che lo hanno preso in gestione. Al suo interno Esterni gestisce il progetto di ristorazione Un posto a Milano.

 

Anche per questo la scelta, da parte di un festival di design, di puntare sulla cultura del cibo con pasti ed esperienze di cucina collettivi. “La Cuccagna rappresenta l’avamposto in città delle tante cascine sul territorio attorno a Milano. Ogni prodotto arriva da una di loro — spiega ancora Anna Spreafico — È importante sapere che quel che mangi è di qualità, ma anche sapere da dove si mangia, conoscere il produttore, quanto si impiega ad arrivare in quel luogo”.

 

La cascina sarà dunque il modello di esercizio pubblico che il festival immagina, per uno spazio più curato e orientato alle interazioni sociali. Fra le intenzioni e il risultato passa poi il reale coinvolgimento dei cittadini, e anche la qualità del design proposto. “I nostri progetti hanno forme comuni, molto semplici, perché per noi l’oggetto è sempre a supporto di un’azione, è uno stimolo”, spiega Anna Spreafico.

 

Per ridisegnare Milano il Public Design Festival si affida a un approccio al progetto attento ai servizi, all’interazione tra le persone, proprio nei giorni in cui il design industriale mette in mostra il suo meglio.

 

 

Edoardo Bergamin

 

 

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