Roma: investire il 2% in bellezza

Roma: investire il 2% in bellezza

Microinterventi artistici per rilanciare le periferie della capitale. Succederà presto, grazie a una legge dimenticata e portata alla luce negli ultimi anni

16 aprile 2012

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Nei sotterranei dei musei romani sono rinchiusi bassorilievi, statue, elementi di architetture antiche, che ricordano tempi migliori per il decorativismo urbano: quando si producevano opere d’arte per arredare la città.

Nell’impossibilità – tecnica, assicurativa e amministrativa – di riportarle all’aperto, per restituire bellezza alla città il Comune di Roma ha deciso invece di rispolverare una legge, sepolta a sua volta sotto strati di carestie finanziarie e dubbi interpretativi.

 

Si tratta della 717, approvata nel 1949, che stabilisce l’obbligo di destinare il 2% delle spese per gli interventi sugli edifici pubblici all’inserimento di opere d’arte. Rivista nel 2007, prevede che gli artisti vengano reclutati attraverso un bando pubblico, finanziati e messi al lavoro.

 

Il Dipartimento Politiche di Riqualificazione delle Periferie della capitale ha lanciato, nel 2011, un concorso per portare l’arte in quattrodici siti periferici. In questo momento si stanno selezionando le sculture e i bassorilievi che verranno collocati in mercati, piazze, asili nidi, centri culturali.

 

Il direttore del dipartimento e ideatore del progetto, Francesco Coccia, racconta a ITALICnews quali sono le prime impressioni sulle opere: “Sono arrivati 74 bozzetti. La commissione è composta da due scultori, più alcuni funzionari della sovrintendenza. Hanno partecipato artisti italiani e stranieri, molti giovani”.

 

Il direttore dà anche un’idea dello stile dei contributi: “Qualcuno ha interpretato il tema in maniera tradizionale, altri si sono ispirati ad artisti come Umberto Mastroianni e Giò Pomodoro. Principalmente hanno accolto la richiesta di adeguarsi a canoni classici, che poi sono stati reinterpretati secondo uno sguardo contemporaneo”.

 

Nel bando, gli artisti venivano invitati a prendere spunto dai nomi di piazze e strade. Così per i luoghi di aggregazione per anziani sono arrivate statue di anziani signori, mentre Aldo Fabrizi — a cui è dedicato un centro culturale — si aggiudicherà quasi sicuramente un ritratto in veste di Mastro Titta, il personaggio del Rugantino.

 

Oltre a rendere un servizio estetico allo spazio pubblico, l’applicazione della legge sul 2% è anche un modo di attivare energie e creatività altrimenti inespresse. I giovani artisti avranno una vetrina frequentata quotidianamente da tantissime persone. Gli adulti si trovano davanti a un evento culturale, seppure lontano dai luoghi tradizionali dell’arte, e si è pensato anche a coltivare la fantasia dei bambini.

Gli artisti dovranno anche creare opere utilizzabili a “scopo ludico”. Coccia spiega cosa significhi: “Ne ho viste molte in Europa, e nel mondo: opere in resine di silicone, con fiori e animali. Piacciono ai bambini, che ci giocano. Mi ricordano l’infanzia, quando cavalcavo i leoni in pietra delle grandi sculture cittadine”.

 

Anche la suggestione per l’iniziativa arriva da tempi migliori per le opere (d’arte) pubbliche: “Nel decreto Salva Italia hanno ridotto la quota del 2%, quindi in futuro ci sarà meno possibilità di metterla in pratica. Un vero peccato, perché queste cose all’estero si fanno molto, e si facevano anche qui, negli anni ’70 – ’80“ racconta Coccia, rievocando l’inaugurazione della nuova sede dell’INPS, vicino all’Eur, nella quale erano stati esposti quadri di artisti affermati, con mostre aperte al pubblico.

 

“Erano belle iniziative e creavano fermento: ne parlavano la radio, la tv, i giornali”. L’intenzione è rilanciare il ruolo dell’arte urbana — risvegliando l’interesse nella cultura attraverso eventi collettivi che durino nel tempo. Come una vecchia statua di Roma imperiale.

 

 

Elena Falco

 

 

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