SUL MENSILE

Creare un’impresa con un euro.

Creare un’impresa con un euro.

Con la srl semplificata gli under 35 possono aprire una società al prezzo di un caffè. Il difficile è farla funzionare

di Maria Rosa Cagnasso

ITALIC N.11

Aprile/Maggio 2012

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Questo articolo fa parte del numero 11 di ITALIC, in edicola ad aprile e maggio 2012.


Il 2012 si è aperto con un decreto del governo nato per rilanciare l’economia con una serie di liberalizzazioni. L’idea era incentivare la concorrenza e facilitare l’ingresso dei giovani nei vari settori del mondo del lavoro, tra cui quello delle piccole medie imprese. Un articolo della riforma istituiva la nuova srl semplificata, pensata per aiutare chi ha meno di trentacinque anni ad aprire un’azienda.

 

Normalmente la Società a Responsabilità Limitata prevede un investimento minimo iniziale di 10mila euro, di cui almeno un quarto da versare subito, al momento dell’atto costitutivo. La nascita deve essere sancita con un atto notarile e deve essere iscritta al Registro delle imprese.

 

La nuova srl semplificata ha in parte lo stesso funzionamento, ovvero la presenza di un gruppo ristretto di soci — tutti under 35 — i cui beni personali sono tutelati dalla responsabilità limitata: in caso di fallimento, i creditori potranno rivalersi solo sul patrimonio sociale.

 

Le differenze riguardano principalmente il capitale sociale, che andrà da un minimo di 1 euro fino ai 10mila (che non potranno essere mai superati), e sull’eliminazione delle spese iniziali. Sono gratuite la prestazione del notaio, le spese di segreteria e l’imposta di bollo per la registrazione alla Camera di Commercio. Questo garantisce un risparmio iniziale del 50% rispetto alla procedura normale.

 

Passata la fase iniziale, però, gli sgravi finiscono: rimangono invariati i costi per l’apertura della partita iva, per il bilancio e il trasferimento delle partecipazioni, per le modifiche all’atto costitutivo e l’eventuale passaggio, per limiti d’età, all’srl ordinaria, e perfino per le spese di scioglimento in caso di cessata attività.

 

All’inizio il decreto legge era ancora meno burocratico: prevedeva che l’atto costitutivo dell’azienda fosse una semplice scrittura privata, senza quindi la presenza del notaio. È stato lo stesso ordine notarile a proporre la prestazione gratuita, pur di mantenere uno strumento di garanzia sulle srls. Per diventare finalmente operativo il modello semplificato attende la stesura di un regolamento da parte del Ministero della Giustizia (perché materia di diritto commerciale).

 

Nonostante la Gazzetta Ufficiale abbia pubblicato il decreto a fine gennaio, le camere di commercio di quasi tutta Italia, tra cui Torino, Milano e Roma, non hanno autorizzato iscrizioni di srl semplificate nel registro delle imprese, preferendo attendere la conversione in legge di Camera e Senato, che è arrivata poi negli ultimi giorni di marzo.

 

“La nuova disciplina vuole incentivare l’attività d’impresa tra i più giovani e potrebbe essere applicata sia per le piccole società di servizi sia per le società tra professionisti, che siano avvocati o architetti”, spiega Luciano Quattrocchio, docente della facoltà di Economia di Torino. Il nuovo sistema, però, ha anche qualche punto critico: “È difficile che queste società vengano viste con favore dalle banche, viste le garanzie limitate che possono offrire, così come dai fornitori. C’è qualche dubbio sul risparmio effettivo dei soci, soprattutto visti gli elevati costi per la gestione amministrativa, maggiori di quelli per gli altri tipi di impresa”.

 

La srl semplificata è una forma d’impresa che esiste anche in altri Paesi europei. All’estero però l’obiettivo è incrementare la solidità del patrimonio reinvestendo parte dei guadagni nel capitale, mentre in Italia questo sarà possibile solo in parte, non potendo il capitale sociale superare il tetto dei 10mila euro.
Di fatto la società dovrà operare in un cronico stato di sottocapitalizzazione: “In pratica — continua Quattrocchio — il capitale di 1 euro si esaurisce subito, qualunque spesa si faccia”. A quel punto o si hanno risorse personali (nel caso di servizi web, per esempio, una stanza dove lavorare, allacciamento a Internet e un computer), oppure la società non può avere vita lunga.

 

“Questo modello potrebbe comunque essere utile per una start up — spiega ancora il professore — L’impresa potrebbe partire con più facilità in attesa di coinvolgere finanziatori esterni nel progetto”. Proprio in queste settimane, uscito il regolamento attuativo, nasceranno le prime imprese a un euro. Tra poco capiremo se cambierà davvero qualcosa.

 

 

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