Come saranno i nostri tetti

Come saranno i nostri tetti

Non solo orti e pannelli solari, ma residenze per studenti e servizi. Al festival Architettura in Città un incontro per indirizzare lo sviluppo urbano verso l'alto

1 giugno 2012

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Su un tetto si possono fare molte cose: costruire, coltivare, produrre energia, o anche ospitare studenti.

 

Dall’uso delle coperture dei palazzi passerà con ogni probabilità il futuro dei centri urbani. È quel che pensano a New York, che ha inserito incentivi per i green roof nel suo piano di sviluppo, o in Germania, dove sui palazzi delle grandi città nascono parcheggi panoramici e centri di servizio per anziani. Ma anche i docenti di architettura che oggi 1 giugno hanno organizzato a Torino l’incontro Roofscapes. Paesaggi sopraelevati, in occasione del festival Architettura in città.

 

“Le coperture diventeranno certamente una parte importante del mercato immobiliare e edilizio”, spiega Guido Callegari, che insegna Tecnologie dell’architettura al Politecnico torinese. Lo si vede dallo spazio che danno al tema le riviste di settore, le università e i progetti. “Non si tratta più di capire se la sopraelevazione diventerà importante, ma se gli operatori si faranno trovare pronti a pratiche meno consolidate”. Ma partiamo dalla base.

 

Ripensare lo sviluppo della città a partire dal riutilizzo di ciò che già esiste è diventata una necessità. In Italia, i dati sulla cementificazione rilevati da Istat tra il 2001 e il 2011 parlano di 45 ettari di terreno edificati ogni giorno: un’area pari ad altrettanti campi da calcio, per un consumo di suolo che in un decennio è equivalso – lo ricordava a maggio il Corriere della Sera – a coprire l’intera provincia di Milano.

 

Costruire sui tetti, o destinarli ad attività produttive, diventano allora pratiche vantaggiose. Per il paese e i singoli proprietari.

Oltre a ottimizzare il consumo di superfici disponibili, le coperture dei palazzi ospitano pannelli solari, per integrare gli impianti degli utenti, oppure — di nuovo come succede in Germania — i sistemi di mobilità elettrica in città.

 

Un altro filone di intervento riguarda i tetti verdi, i green roof. Coltivare le superfici o renderle permeabili grazie alla vegetazione avrebbe ovviamente dei vantaggi per l’ambiente in città, se fatto in modo diffuso. Non solo per l’assorbimento dei gas serra e gli orti urbani, ma anche per esperienze già note all’estero: ad esempio ospitare colonie di api, essenziali all’ecosistema e allontanate dalle campagne, oppure l’acquaponica, un sistema integrato che sfrutta l’acqua piovana per far crescere verdura e allevare pesci.

 

“Sono temi di valenza ambientale diversi tra loro, su cui sviluppare nuovi modelli di urbanità”, dice Guido Callegari, che ha organizzato l’incontro insieme al collega Gustavo Ambrosini. “I tetti sono sempre stati considerati come uno spazio a coronamento dell’edificio, mentre negli ultimi anni sono molti i progetti pensati per utilizzarli”.

 

Li troviamo in Europa e nelle nostre città, con interventi di sopraelevazione per strutture commerciali, impianti per lo sport, servizi. “Ma ci sono esempi di scuole e asili portati ‘in copertura’”, dice Callegari.

Un progetto d’interesse arriva da Milano, dove nel 2013 un grande complesso edilizio in zona Moncucco vedrà nascere sulle sue torri quattro micro-villaggi con alloggi per gli studenti. “Avranno uno scopo di residenza molto preciso, ma si immagina che diventino anche spazi di socialità”.

 

Uno sviluppo in verticale riguarda l’ambiente e la qualità di vita, ma anche il maggiore valore immobiliare di una costruzione. In Italia, le norme variano a seconda dei comuni: tutti i progetti devono rispettare limiti e vincoli tecnici per cubature, altezza massima, profilo e allineamento con la facciata.

Le criticità per questo tipo di architettura riguardano poi il paesaggio e il rapporto con il contesto, e infine questioni strutturali — per cui Callegari scommette soprattutto sullo sviluppo di soluzioni prefabbricate, in legno, come sta avvenendo in Francia già da dieci anni.

 

L’incontro di oggi si inserisce nella rassegna sul design urbano, l’edilizia e il paesaggio voluta dall’Ordine degli Architetti provinciale. In questa seconda edizione, la serie d’eventi fa parte del programma più ampio del festival Torino Smart City, che dal 23 al 5 giugno riunisce le manifestazioni legate in qualche modo allo sviluppo sostenibile delle città.

 

Nella stessa direzione guarda anche l’architettura sulle coperture. Per Callegari ciò che può darle un impulso decisivo sarebbero gli incentivi: “La sopraelevazione è presente in Italia più di quanto ci si immagina — spiega l’architetto — Il tema non è sostenuto, né disincentivato. Semplicemente non è ancora considerato fino in fondo”.

 

 

Edoardo Bergamin e Elena Falco

 

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In alto: modello del progetto di MC Architects per le case ALER in via Mussoli a Milano.

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