L’innovazione che fa del bene

L’innovazione che fa del bene

Il Social Innovation Camp di Milano riunisce gli aspiranti imprenditori sociali. Vogliono sviluppare piccole soluzioni digitali, per cambiare i consumi o aiutarci nella vita di tutti giorni

6 giugno 2012

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Due giorni di lavoro tra aspiranti imprenditori sociali e programmatori non cambiano il mondo, ma sono abbastanza per lanciare un servizio utile. E magari dimostrare che la propria idea, che sia un sito di consumo critico o una app per anziani, ha la forza per diventare una start up e confrontarsi sul mercato.

 

Questo è il Milano Social Innovation Camp, o SICamp, il concorso di idee per la società che questo fine settimana entra nella fase principale: un’esperienza intensiva di 48 ore dove collaborare e anche dormire (un campeggio, appunto), che impegnerà i sei gruppi selezionati tra i quasi cento partecipanti. Entro domenica sera, tutti dovranno presentare un sito già attivo e un applicativo per smartphone, oltre a un piano economico.

 

A organizzare questa prima edizione è Hub Milano, luogo di coworking e comunità di imprenditori con finalità sociali, parte di una rete globale di spazi simili nata a Londra nel 2005. In Italia ne esistono altri a Trieste, Rovereto, Siracusa e presto a Bari e Roma.

Anche l’idea del SICamp arriva da lontano. “La filosofia è trovare un piccolo problema e provare a dare una soluzione”, spiega Montserrat Fernandez Blanco, nel direttivo dell’associazione, che ha lavorato al progetto. “Cerchiamo soprattutto idee piccole, per dimostrare che ognuno di noi può diventare imprenditore sociale”.

 

Portare novità, fare innovazione sociale, in questo caso significa soprattutto sfruttare meglio le tecnologie digitali e gli strumenti della Rete nei vari aspetti della vita quotidiana delle persone.

Le proposte in concorso rispettano alcuni requisiti: sono legate al web, innovative ma economicamente sostenibili, e soprattutto devono avere un impatto positivo sulla società.

 

Tra le idee vincitrici ci sono Bircle, un’applicazione pensata per aiutare chi ha disabilità motorie a valutare quanto è accessibile il luogo in cui si trova, e Terza Primavera, che si rivolge agli anziani con alcuni strumenti semplificati per comunicare, chiedere assistenza e ricordare le cure.

 

Altre proposte di impresa riguardano i consumi, e in particolare la sostenibilità ambientale. Nabatà è il nome di un servizio con informazioni sui prodotti di uso comune. “Musicalmente è molto bello: in arabo significa ‘il crescere delle piante’ e ci è sembrato appropriato”, dice Cinzia Vangelista, consulente finanziario, che vuole riunire merci biologiche e cruelty-free (rispettose degli animali) in una piattaforma online.

I consumatori potranno consultarla da casa, ricercando per marchi o categorie. Oppure nei luoghi d’acquisto, controllando uno a uno gli ingredienti. “All’inizio pensavamo di basarci sulla scansione dei codici a barre — spiega ancora Vangelista — ma nella realtà sarebbe molto laborioso e avremmo dovuto chiedere i dati sui prodotti alle società”.

 

Insieme a lei ci sono Niccolò Perrelli e Elena Masetti Zannini, magistrato e prima attiva in Hub Milano, coinvolta durante un incontro di presentazione del Camp. Per raccogliere informazioni si rivolgeranno alle associazioni già attive, come la LAV (Lega Anti Vivisezione), e alle varie aziende di nicchia. “L’obiettivo è avere una cartina tornasole che sia sincera. Sul web non esiste un punto di riferimento unico, ed è quello che vorremmo diventare noi”.

 

Sul consumo sostenibile, e proprio sul “bio”, lavorerà in altro modo anche km0_community, servizio di social web per clienti e produttori di prossimità, che sfrutta la geolocalizzazione per aiutare la nascita di gruppi d’acquisto solidali, e digitali. TocToc movement propone invece di ridurre gli sprechi grazie al riuso, con una piattaforma virtuale per lo scambio di oggetti e servizi.

 

Non servono rivoluzioni per facilitare le buone pratiche — sembra dire il SICamp — ma un approccio digitale a scelte comuni, come trovare la persona giusta a cui affidarsi. Sul web passano sempre di più gli acquisti, ma anche un bene immateriale come la fiducia, al centro dell’idea di raccomandate.it: un sito per trovare brave baby-sitter, o colf e badanti, quando i contatti personali non bastano.

“Dove finiscono le reti degli amici c’è un vuoto”, spiega Riccarda Zezza, madre e imprenditrice. “Il modello che abbiamo in mente già esiste per i viaggi, ad esempio su TripAdvisor, dove chi ha fatto un viaggio dà agli altri consigli sui luoghi”. Per cercare una persona che abbia cura dei figli saranno utili le mappe, per sapere subito chi tra i candidati è già vicino, e soprattutto le raccomandazioni degli altri utenti (registrati) che l’hanno conosciuta.

 

Per la promozione il gruppo composto si rivolgerà ai tanti gruppi di genitori già attivi in Rete e alle comunità di immigrati, ma solo dopo lo sviluppo tecnico del prodotto. “Ci serve una piattaforma che combini domanda e offerta in modo automatico, e come seconda cosa un modo per garantire che le raccomandazioni siano reali”. Su consiglio degli organizzatori, insieme a Riccarda Zezza lavorerà un altro gruppo con esperienza nella promozione alle famiglie, che si era presentato al SICamp senza successo.

 

Domenica 10 giugno le squadre avranno i primi risultati e decideranno se portare avanti il loro progetto. “Ogni gruppo desidera diventare una startup”, dice Montserrat Fernandez Blanco di Hub Milano, che nei prossimi tre mesi sosterrà le imprese con incontri di formazione e consulenze. “Non siamo un vero incubatore, ma la nostra rete fa sì che ogni progetto qui riceve una spinta forte”.

Per l’intanto il SICamp sta radunando tecnici, web designer e programmatori, per dimostrare che anche poche ore di collaborazione sono sufficienti per dare un servizio utile.

 

 

Edoardo Bergamin

 

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In alto: i partecipanti di un SI Camp in Scozia

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