Un pieno da Frank Lloyd Wright

Un pieno da Frank Lloyd Wright

Una stazione di servizio è ciò che resta della città ideale sognata dall’architetto

20 agosto 2012

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Durante l’estate ITALICnews ripropone alcuni articoli usciti sul nostro mensile.

Questo articolo di Alberto Mucci è stato pubblicato sul numero di febbraio 2012.

 

 

Sono davvero poche le occasioni in cui un architetto come Frank Lloyd Wright, considerato il più influente della sua generazione, si è sentito dire no a un progetto.

 

Ma tra le eccezioni c’è uno dei lavori a cui teneva di più: l’idea per il distributore di benzina che sarebbe dovuto essere il perno dell’ambiziosa utopia di Broadacre City, la sua città del futuro. L’hyper-suburb decentralizzato dove ognuno, nel perfetto stile dell’American dream, avrebbe posseduto il suo lotto di terra, la sua casa e uno spazio da sentire come proprio.

 

Tanto teneva a questo progetto, mai ultimato, che Wright vi si dedicò senza interruzioni dal 1932 fino alla sua morte, avvenuta nel 1959. Robert Bruegmann, docente di storia dell’arte a Chicago e autore di Sprawl, tra i più importanti studi sulle periferie residenziali in America (University of Chicago Press, 2005), racconta a Italic che nella concezione della città ideale dell’architetto “si percepisce la tensione del suo rapporto con l’idea di progresso. Da una parte Wright mitizzava il concetto della ‘macchina’, che avrebbe permesso a tutti di realizzare, almeno in parte, il sogno americano; dall’altra risentiva degli eccessi che la società moderna e la macchina stessa potevano comportare”. Esempio principe del conflitto la relazione personale di Wright con l’automobile.

 

Per l’architetto, come qualsiasi altra tecnologia l’auto è insieme un problema e una soluzione: crea le condizioni di successo per le grandi aziende che spesso, a potere acquisito, monopolizzano lo spazio urbano; ma allo stesso tempo offre ai singoli la garanzia di un mezzo per scappare lontano e crearsi un mondo indipendente.

Nell’immaginario di Wright l’automobile è il nesso tra le due facce del progresso, e il distributore di benzina lo strumento che connette il tutto. Nel corso della sua vita, però, riuscì a convincere soltanto una persona, o meglio un amico, a finanziare la sua idea avveniristica.

Lo racconta a Italic Mike McKinney, segretario di Best Oil Company, la società petrolifera che nel 1957 commissionò a Wright la costruzione dello stabile a Cloquet, nel Minnesota: “Fu proprio Wright il primo a pregare mio nonno perché finanziasse il progetto. Era tre volte più costoso di qualsiasi altro distributore dell’epoca, ma non c’era modo di convincerlo a costruirlo altrimenti”. Il nonno era R. W. Lindholm, da cui la stazione di servizio prese il nome.

 

Anche le dimensioni erano tre volte più grandi di quelle degli altri distributori, perché per Wright la comodità con cui i residenti di Broadacre City avrebbero fatto rifornimento era essenziale.

Nel progetto originale le taniche di benzina erano addirittura collocate sul tetto dello stabile, con le pompe che cadevano penzoloni verso la macchina, così da essere subito utilizzabili. Ma il sogno, finalmente realizzabile, durò poco: l’amministrazione negò i permessi per le taniche rialzate a causa delle norme di sicurezza e Lindholm dovette allora accontentarsi di installare i distributori davanti alla stazione in due corsie parallele che esistono, identiche, ancora oggi.

 

Ma nella stazione, anche se mutilata, rimangono comunque percepibili elementi fondamentali della filosofia architettonica di Wright: la sala d’aspetto in vetro è disposta davanti al porto d’arrivo delle macchine. Oggi può sembrare un nonnulla, ma ai tempi dare alla “macchina” la stessa importanza dell’individuo, mettendola sul suo livello visivo, era in sé una piccola rivoluzione.

Wright fu fra coloro che promossero la nascita di quella che è oggi l’abitazione americana tipo, dove, al fianco della casa abitata, il posto d’onore è riservato al garage. Prima di Wright il box auto era considerato al pari della stalla dei cavalli nell’Ottocento, sistemata nel retro, nascosta alla vista. Qualcosa di sporco, di cui vergognarsi.

La grande intuizione dell’architetto fu capire in anticipo l’influenza che l’automobile avrebbe avuto sulla società futura.

 

Wright ne era talmente innamorato da diventarne lui stesso un avido compratore. E nel 1901, ampliando la sua casa di Oak Park, sobborgo di Chicago, fece costruire un garage con all’interno due pompe per la benzina. Almeno in privato aveva raggiunto quel desiderio di efficienza e ininterrotta mobilità, che avrebbe sognato in grande per Broadacre City.

 

Il distributore di Cloquet rimase l’unico del suo genere e Wright non riuscì più a convincere nessun altro della sua efficacia. Come racconta McKinney, Wright fu comunque in parte soddisfatto. Mandò una lettera a suo nonno con scritto: “Grazie per avermi dato la possibilità di vederne costruire almeno uno, non è malvagio. Frank”.

 

 

Alberto Mucci, Chicago

 

© Riproduzione riservata

 

In alto: il distributore disegnato da Frank Lloyd Wright a Cloquet, Minnesota.
Fonte: Archivio Library of Congress, Washington

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