Cosa insegna una fotografia

Cosa insegna una fotografia

Il festival Savignano Immagini torna con un'edizione titolata “Imparando dalla fotografia”. Mostre, incontri e immagini “lente”, per leggere meglio la realtà

12 settembre 2012

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L’analfabeta del futuro sarà chi ignora la fotografia, pensava l’ungherese László Moholy-Nagy. Considerando i 300 milioni di immagini caricate ogni giorno solo su Facebook, sembra che l’artista attivo dagli anni Venti (anche nel movimento Bauhaus) abbia avuto ragione.

 

Per la fotografia è un’età dell’abbondanza. Prima le tecnologie digitali, poi i social network basati sulla condivisione di immagini: di fronte a questa “proliferazione”, nel paese romagnolo di Savignano sul Rubicone sono convinti che i grandi autori e la ricerca contemporanea abbiano ancora molto da insegnare, e vogliono dimostrarlo con la ventunesima edizione del SIFest.

“Tutti siamo diventati fotografi”, spiega Massimo Sordi, curatore della rassegna insieme a Stefania Rössl. “È per questo che abbiamo scelto un tema come questo”.

 

Il festival Savignano Immagini, che torna nel piccolo comune tra Rimini e Cesena dal 14 al 16 settembre, quest’anno titola Imparando dalla fotografia. Quasi un “non tema”, spiega Sordi, voluto per concentrarsi sulla disciplina in sé e sulle specificità del suo linguaggio, capace allo stesso modo di documentare la realtà e di costruirla.

È quel che accade ad esempio in 1 h, serie sperimentale in anteprima italiana, dove il tedesco Hans Christian Schink segue i movimenti del sole lasciando che la loro traccia righi le foto. “È un’immagine unica — dice Sordi — che può esistere solo attraverso questo mezzo”.

 

Tra le sedici esposizioni trovano spazio i lavori di Alfa Castaldi sull’origine della moda, i ritratti femminili di Ute e Werner Mahler, un reportage dalla Polonia di Mark Power, le opere di Marco Zanta, Guido Guidi, Martin Parr. Oltre alla prima retrospettiva dedicata all’eclettico Ando Gilardi, piemontese, anche critico e scrittore.

Un programma di incontri e laboratori, rivolto a professionisti e non, affianca le mostre sparse nel borgo.

 

Grande importanza avranno poi il paesaggio e la lettura del territorio, una scelta obbligata per Sordi e Rössl, entrambi docenti di architettura all’università di Bologna.

Per il progetto Sin_tesis, partito nel 2009, i curatori hanno invitato sette autori a lavorare proprio su Savignano — insieme ai giovani fotografi selezionati per i rispettivi workshop. Il risultato è oggi una raccolta di sguardi sui luoghi e i loro abitanti, che testimonia la libertà della fotografia e insieme la sua forza come strumento di indagine.

 

La profondità di uno sguardo, la capacità di analisi della realtà, è forse il grande insegnamento che dà la fotografia, almeno a Savignano.

Di fronte alla continua creazione di nuove immagini, il festival prende una posizione netta sul ruolo della disciplina. “Scegliamo una fotografia molto lenta, molto riflessiva, in cui il fotografo ha un atteggiamento che gli permette di costruire il contenuto nei dettagli”, spiega il curatore Massimo Sordi. “Ci piace la freschezza delle immagini e quei fotografi che vogliono raccontare il mondo per necessità“.

 

Con la sua selezione il SIFest ha l’ambizione di stupire, anche grazie ad autori meno conosciuti e a un’opera di riscoperta.

“Di fronte alla proliferazione di tanti fotografi è fondamentale la volontà di approfondire e di attingere alla tradizione”, dice ancora Sordi, prima di citare la frase di Moholy-Nagy.

L’obiettivo è diventare più consapevoli. Il rischio è altrimenti ritornare analfabeti.

 

 

© Riproduzione riservata

 

In alto: un’immagine della serie Love camping: apologia dello stanziale, Premio Portfolio Italia – Gran Premio Epson 2011.

Foto: Paola Fiorini e Beatrice Mancini

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