Chi vuole sapere dove siamo

Selezionati da ITALIC: Fast Company

Chi vuole sapere dove siamo

Applicazioni e grandi società in Rete sfruttano il posizionamento geografico per pubblicità e servizi mirati. Fast Company racconta i nuovi sviluppi di un mercato “location-based”

Applicazioni e social media sanno dove siamo.

Il personal placement, ovvero il posizionamento geografico, è l’informazione che promette più opportunità per sviluppatori e inserzionisti. Nonostante i timori per la privacy, i servizi basati sulla scelta di condividere in che luogo ci troviamo stanno crescendo — spiega Fast Company.

 

Facebook sta ad esempio sperimentando le sue nuove pubblicità per i dispositivi mobili: le preferenze e i luoghi dei nostri profili regoleranno anche i banner di altri siti e applicazioni, per messaggi sempre più specifici e legati ai dati GPS. E quindi più efficaci.

Anche Google e Apple puntano nella stessa direzione, per migliorare le ricerche (con il sistema Now) o l’assistenza vocale (Siri). Entrambi anticiperanno sempre più le richieste degli utenti, proponendo contenuti in modo automatico a partire dalla posizione.

 

Tutto è conseguenza di un generale “effetto Foursquare”, l’app per dichiarare la propria presenza in un luogo, che oggi coinvolge 25 milioni di persone. E già stanno affermandosi servizi come Find My Friends e Life360, che permettono di visualizzare la posizione di amici o familiari: servizi per genitori protettivi e coniugi gelosi, ma con grandi potenzialità in caso di emergenze o eventi.

 

La scelta spetta, almeno in parte, alle persone. Una ricerca condotta negli Stati Uniti mostra la ritrosia degli utenti nel condividere un dato sensibile come la posizione: per quali vantaggi, economici e non, sceglieremo di superarla?

4 ottobre 2012

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