I vantaggi del social housing

I vantaggi del social housing

L'edilizia privata sociale risponde ai giovani che cercano casa, ma fatica a diffondersi. Urbanpromo è a Torino per promuovere un cambio di mentalità

11 ottobre 2012

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In questi giorni chi si occupa di città e politiche abitative si trova a Torino per capire come diffondere in Italia l’housing sociale, ovvero le residenze con affitti contenuti che rispondono a un bisogno comune sul mercato, garantendo anche un profitto ai gestori.

 

Urbanpromo è un’iniziativa dell’Istituto Nazionale di Urbanistica. Oltre agli incontri, dall’11 al 12 ottobre al Circolo dei Lettori (via Bogino 9) è allestita una mostra che presenta i casi italiani virtuosi e gli strumenti più innovativi. Parteciperà anche la società di studi economici Nomisma, per descrivere le tendenze del mercato immobiliare di oggi.

 

Il social housing, o edilizia privata sociale (EPS), nasce per rispondere alle difficoltà di chi non può permettersi l’acquisto o l’affitto di un alloggio, e allo stesso tempo non ha un reddito così basso per accedere alle residenze pubbliche tradizionali. Al suo interno l’offerta è eterogenea: dal co-housing (strutture con spazi comuni) e le residenze temporanee, agli appartamenti a canoni agevolati, fino alle formule d’affitto con accordi per un riscatto futuro.

Per dare un’idea, un canone sociale varia dai 300 ai 700 euro al mese per un alloggio di 80mq, a seconda della città.

 

Nel 2011 i casi di housing sociale segnalati dall’EIRE (Expo Italia Real Estate) sono stati circa 150 in Italia, concentrati nelle grandi città del Nord. Troppo pochi, per rispondere al crescente disagio abitativo delle famiglie interessate.

“Ormai è una fascia molto ampia, con disponibilità economiche medie e medio-basse”, spiega Luca Dondi dall’Orologio, responsabile di Nomisma per il settore immobiliare. “Sono soprattutto nuclei giovani che non hanno accesso al mercato della compravendita visto il cambio di atteggiamento del settore creditizio”.

Gli stipendi non garantiscono sicurezze, le banche non concedono mutui, e per le nuove famiglie le residenze sociali private diventano insomma l’opportunità per entrare sul mercato della casa. Anche perché il settore pubblico oggi non risponde con nuove abitazioni alle richieste.

 

In compenso, rispetto alle offerte tradizionali — pensiamo alle tante case popolari del passato sviluppo edilizio — la differenza maggiore dell’EPS sta nel salto di qualità. “Non parliamo più di ghetti o brutte residenze emarginate, ma abitazioni che offrono standard edilizi e di qualità della vita”, dice Luca Dondi. “Sono iniziative promosse da imprese e costruttori che sanno offrire soluzioni innovative anche a prezzi contenuti”.

 

Fra i progetti presentati a Urbanpromo compaiono l’esperimento riuscito di Sharing, albergo sociale aperto da un anno a Torino, un intervento di alta efficienza energetica a Chieri (TO), i piani di Milano per duemila alloggi a canoni convenzionati. Costruire non è l’unica possibilità: le iniziative possono anche puntare al recupero di patrimoni immobiliari preesistenti.

 

Una qualità maggiore è anche una necessità per i costruttori: “Parliamo di iniziative che cercano profitti, per cui la ricerca nei materiali è necessaria per poi garantire un guadagno”.

La novità del social housing è aver proposto un rapporto diverso tra pubblico e privato, per cui il secondo aiuta a migliorare l’offerta abitativa a fronte di ricavi economici contenuti. Oltre alla Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce i fondi del ministero delle Finanze, gli attori principali di questo mercato sono le imprese e gli operatori locali, che poi cooperano insieme a fondazioni, non profit e soggetti che per statuto si occupano di riduzione del disagio.

 

Perché questo genere di interventi si diffonda serve però un cambio di mentalità. “Chi investe deve prevedere un ritorno su un orizzonte medio-lungo, non con i tempi di un imprenditore speculativo che vuole guadagnare già nei primi anni”, dice ancora Luca Dondi di Nomisma, impegnato nell’incontro di apertura di Urbanpromo. “Gli interventi al Nord sono gli unici, ma non perché è l’unico luogo in cui servono. Altrove i costruttori devono capire che la loro mentalità è figlia di un’epoca passata e che per molti anni non tornerà più”.

 

 

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Foto: una festa a Casacrema+, complesso a Crema (provincia di Cremona) gestito dalla Fondazione Housing Sociale

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