Il design italiano visto dal retro

Il design italiano visto dal retro

Cosa può insegnare un'azienda di successo agli studenti? Riparte il percorso Impresa Docet, pensato dall'Associazione per il Disegno Industriale per diffondere l'idea di “design strategico”

14 novembre 2012

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È la differenza fra il cosa e il come. Ovvero fra conoscere un prodotto di marca finito, da studiare per materiali e forme, o il percorso che ha portato alla sua creazione, ricco di variabili umane e imprenditoriali.

Per Impresa Docet, ciclo di incontri con le case produttrici, è più istruttivo il secondo e cercherà di dimostrarlo per il terzo anno, ancora a Milano, a partire da oggi 14 novembre.

 

La serie è organizzata dall’Associazione per il Design Industriale (ADI), insieme al consorzio POLI.Design che ospita gli eventi nel campus Bovisa dell’ateneo. Da qui a gennaio coinvolgerà i fondatori e i progettisti di otto marchi fra aziende di arredamento, luci, accessori, invitati a presentare il loro modo di lavorare a studenti e appassionati alla materia.

Al primo incontro partecipa Casamania, società trevigiana di mobili e oggetti per la casa. Seguiranno in calendario firme più o meno note e di grandi dimensioni, come Alessi, Lago, Flos o Valcucine.

 

“Nella scelta non c’è un filo conduttore, se non che ognuno traduce a suo modo l’idea di contribuire a una ripresa e che si fa bandiera del design strategico”, spiega Gregorio Spini, fra gli ideatori del progetto al Settore Impresa di ADI e a sua volta designer e fondatore del marchio di luci Kundalini.

 

Per design strategico si intende la scelta di sfruttare il pensiero progettuale per immaginare ogni aspetto della gestione d’impresa. Non solo i prodotti, ma anche la direzione, i rapporti aziendali, la comunicazione. “L’idea di un pensiero che investa tutti i processi è coraggiosa e stimolante soprattutto ora che gli orizzonti sono meno certi. ‘Disegnare’ tutto ciò che a che fare con l’azienda all’interno e all’esterno: questa è la mentalità da adottare”.

 

In un contesto produttivo in cui il design si diffonde come metodo di gestione trasversale — ITALIC se ne occupava in questo articolo — un approccio strategico è diventato una tendenza comune. Ma cosa insegna nel concreto l’esperienza di una casa produttrice?

“L’aspetto più prezioso è la possibilità di capire davvero come nascono le cose”, continua Gregorio Spini, dal 2008 consulente proprio di design strategico. “Di solito partono da piccole scintille, animate dalla passione degli imprenditori, dei progettisti o magari anche dagli uomini del marketing: l’idea è appunto conoscere queste aziende un po’ ‘dal retro’, anche le loro fondamenta filosofiche”.

 

Si tratta di un dialogo “quasi intimista”, per svelare le storie umane e gli scenari su cui si basa davvero un marchio — e magari nascoste nella comunicazione.

Un esempio dalla serie di lezioni dell’anno scorso: l’incontro con Elica, ditta di nicchia che produce cappe per le cucine, eppure conosciuta fra i designer e non solo. “Abbiamo capito che si muove con una leggerezza di pensiero, non legata soltanto alla piega della lamiera — dice ancora il curatore — È emersa un’azienda che lavora e comunica con tutti i mezzi del momento: nuove tecnologie, concorsi di idee. A volte utilizzano contenuti virali per veicolare idee e non prodotti”.

 

Quello di Elica, o dei problemi logistici di Guzzini che non aveva collegamenti diretti per la sua storica sede nelle Marche, sono casi singolari. Ma raccontano da un’altra prospettiva le imprese che danno vita ai progetti.

Dal cosa al come, appunto, dai prodotti più riusciti al modo in cui imprenditori e designer li hanno pensati. L’obiettivo è spiegare quali sono le dinamiche che affrontano le aziende, perché gli studenti possano rapportarsi alla pari con loro.

 

© Riproduzione riservata

 

In alto: un’immagine della sede di Elica a Fabriano, nelle Marche. Foto: Maffei.

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