Perché dovrebbero scegliere il tuo romanzo

Perché dovrebbero scegliere il tuo romanzo

Anche le case minori ricevono centinaia di proposte, fra autori originali o presuntuosi. Gli editori a BookCity danno conto dei criteri di selezione (e alcuni consigli)

19 novembre 2012

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“Internet ha distrutto la vita dell’editore”.

Per una volta non c’entrano gli e-book o la fruizione gratuita dei contenuti, ma la loro stessa selezione, ovvero il numero di proposte ricevute ogni giorno. Lo spiega Daniela di Sora, fondatrice della romana Voland: “Se prima bisognava fotocopiare il manoscritto e spedirlo per forza soltanto a una serie di case editrici, ora basta un click per mandarlo a tutti”.

Leggere tutto è impossibile, considerando che come altre Voland segue soprattutto la narrativa straniera. E anche affidare le letture a esterni non ha costi sostenibili: “Se da cento ne pubblico uno, è rovinoso”.

 

Neppure il calo dell’editoria italiana scoraggia gli aspiranti autori.

Quest’anno, in attesa dei dati AIE (Associazione Italiana Editori) per l’ultimo trimestre, il mercato del libro ha venduto l’8,7% in meno rispetto al 2011, in coerenza con la riduzione generale dei consumi. Con più di 60mila opere pubblicate dalle circa 2700 case censite da Istat due anni fa, non manca certo l’offerta: la tendenza preoccupante arriva da un pubblico sempre minore — nel 2011, chi ha letto un libro per ragioni non scolastiche o professionali è stato meno di un italiano su due. Eppure nelle case editrici il materiale si accumula.

 

 

Per quali ragioni in un mercato contratto sia scelto un romanzo, e molti altri scartati, hanno cercato di spiegarlo gli editori durante BookCity Milano (15-18 novembre). Oltre agli incontri con l’autore, il festival diffuso per la città ha proposto una serie di eventi sui “mestieri del libro”, fra cui appunto quello sulla selezione.

 

“La qualità media dei manoscritti non è straordinaria, se posso usare un eufemismo”, spiega ancora Daniela di Sora, che dal 1995 porta avanti Voland con una media di venti titoli l’anno. “Diciamo che la prima cosa a colpire è se la persona almeno conosce il tuo catalogo: alcuni mandano saggi di poesia o storia anche molto belli. Peccato che io non faccia saggistica”.

Per quanto riguarda la scelta, le collane di ogni casa mantengono ovviamente un proprio stile o tema. Che nelle realtà di piccola o media dimensione, nate dalla visione di uno o pochi imprenditori, rispecchiano soprattutto un gusto soggettivo: “Non è che non guardi alla vendibilità del libro — continua la fondatrice — Ma se è solo vendibile non mi interessa. Una qualità essenziale deve essere la scrittura: a me piace uno stile non banale, ricco, articolato”.

 

Per Voland la maggiore intuizione è arrivata in realtà dall’estero, con la scelta nel 1998 – ripagata in termini di riedizioni e vendite – di portare in Italia i romanzi della belga Amélie Nothomb. “Rimane il sogno di ogni editore: un’autrice di qualità, costante nel tempo, e anche fedele”. È chiaro sia proprio Daniela di Sora la prima ammiratrice.

 

 

La casella di posta è intasata anche a Marcos y Marcos, casa editrice nata trent’anni fa in una mansarda di Milano e oggi presente fra le maggiori realtà italiane indipendenti con i suoi libri — anche riconoscibili per le illustrazioni colorate sulle sue copertine.

“In questi ultimi mesi riceviamo dai 10 ai 20 dattiloscritti al giorno”, spiega Claudia Tarolo, direttrice insieme a Marco Zapparoli e coinvolta negli incontri di BookCity. Anche qui le risorse per tenere il passo mancano, a fronte di un’offerta che delude: “La qualità media è molto bassa, trovare qualcosa di buono è l’eccezione”.

 

Anche Marcos y Marcos segue più generi letterari, affidandosi soprattutto al gusto di chi la dirige. “Il criterio importante è quello più banale: scegliamo i libri che ci piacciono. Cerchiamola sincerità, l’impressione che quanto scritto non sia costruito, artificioso”. Nessun calcolo “freddo” sui risultati, secondo Claudia Tarolo. “Semmai il contrario: se un libro ci piace, facciamo di tutto per venderlo il più possibile”.

 

È il caso di Fulvio Ervas, ad esempio, scrittore su cui la casa milanese ha puntato dall’esordio. Il primo romanzo, già rifiutato da più editori, arrivò dieci anni fa. “Abbiamo riconosciuto che la sua era la voce di un autore, e dopo nove romanzi quest’anno abbiamo centrato il best seller”. Dallo scorso aprile il suo Se ti abbraccio non aver paura è rimasto infatti fra i primi dieci titoli venduti in Italia per più di venti settimane. Dimostrando la bontà della scoperta.

 

 

Proprio una voce originale è ciò che gli editori cercano di più.

Lo stile può non essere definito a pieno e un testo non ancora pronto per la stampa. Ma un tono riconoscibile all’interno di una scena editoriale satura è un valore, letterario e commerciale.

 

Per gli esordienti il consiglio che arriva dagli editori è essere più consapevoli. Innanzitutto leggere molto, per capire la qualità di quanto scritto: “Se uno esercita un po’ di spietatezza nei propri confronti, si rende conto se quanto scritto ha una rilevanza non solo personale o per gli amici”, dice Claudia Tarolo. “Bisogna essere consapevoli che tutte le case editrici sono inondate di materiale e solo le proposte che hanno un’autentica originalità saranno prese in considerazione”.

 

Per questo, almeno secondo Daniela di Sora, seguire una moda è un difetto. “Vanno di moda i vampiri? E allora arrivano duecento proposte con vampiri – spiega la direttrice di Voland – Oppure alcuni imitano autori famosi: c’è la ricerca ossessiva di un modello, che è poi mancanza di originalità”.

Neppure l’attualità dei temi sembra premiare. Da tempo il mercato si alimenta anche grazie a instant book, testi su temi di cronaca pensati per sfruttare l’agenda di interessi di un certo periodo. Una realtà forse più comune per gli ebook, a cui le case editrici con proposte tradizionali si sottraggono.

 

La scelta ritorna insomma ai più tradizionali dei criteri: la qualità della proposta e dell’autore. Oltre ovviamente al garbo.

“In giro c’è un po’ di presunzione – continua Daniela di Sora – Il libro non è mai un’opera di getto: deve depositarsi, va riletto, tagliato, bisogna rimetterci mano”. La critica va alle tante proposte poco professionali. “L’idea che chiunque possa scrivere un libro non sta in cielo né in terra: scrivere è un mestiere. Sarebbe bene che questa consapevolezza fosse un po’ più diffusa”.

 

Intanto, un ultimo consiglio pratico a chi invia il proprio romanzo lo dà di Sora: “È abbastanza difficile che si aprano tutti, se si mette un bel sunto è meglio”. Ai tempi di Internet l’attenzione è diventato il bene più prezioso, a maggior ragione per editori sovraccarichi di proposte.

 

 

Edoardo Bergamin

© Riproduzione riservata

 

Foto: Job Koelewijn, Infintiy Bookshelf (KNAW Pressphoto).

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