Ogni cosa va illuminata meglio

Ogni cosa va illuminata meglio

Per lampioni più efficienti non mancano le tecnologie, ma le competenze nei comuni. Il caso di Lumière, progetto per insegnare alle città italiane come fare luce nel modo giusto

3 dicembre 2012

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Il governo ci aveva provato a ottobre con l’operazione Cieli Bui, poi in parte bocciata dalla commissione Ambiente in parlamento. La scelta di ridurre l’illuminazione pubblica aveva portato i lampioni al centro del dibattito sui tagli alla spesa, fra analisi dei costi — un miliardo di euro all’anno, più di altri grandi paesi europei — e paure per la sicurezza.

Risparmiare risorse spegnendo le luci non è però l’unica possibilità.

 

Per insegnare ai comuni italiani come illuminare al meglio gli spazi è attivo da tre anni il progetto Lumière, che oggi 3 dicembre presenta i suoi risultati a Roma. È un’iniziativa dell’agenzia nazionale per l’efficienza energetica, l’ENEA, che ha portato a definire alcune linee guida per le città interessate a diminuire i costi dei loro impianti. Secondo l’ente, intervenendo oggi su tutto il sistema italiano sarebbe possibile ridurre i consumi di quasi un terzo, per un risparmio di 400 milioni.

 

“Partiamo da questo: l’illuminazione pubblica è un settore in cui esistono le tecnologie per fare bene spendendo il giusto e i tecnici formati per farlo”, spiega la responsabile Nicoletta Gozo. “Efficienza non significa fare meno luce, ma farne il giusto”.

La soluzione più semplice è sostituire le vecchie lampade a incandescenza con altre dalle performance migliori (fra cui i LED), oltre ovviamente a una buona manutenzione della rete elettrica. Perché allora il ritardo riscontrato da Lumière nella maggioranza dei casi?

 

Un intervento di riqualificazione richiede approssimativamente dagli 800 ai 1000 euro a punto luce, per un risparmio proporzionato all’arretratezza iniziale. Considerando la media di un lampione ogni sei abitanti (in Italia sono 10 milioni), una città con seimila abitanti avrebbe bisogno di un milione di euro per rinnovare interamente l’impianto. Ma le ragioni non sono soltanto economiche.

 

“Il problema maggiore è la mancanza di competenze — dice ancora il capo progetto di Lumière — Prima la gestione degli impianti spettava a ENEL, mentre ora le analisi, definire il piano regolatore dell’illuminazione, scrivere i bandi sono compiti del sindaco”. La riforma risale al processo di liberalizzazione del settore elettrico negli anni Novanta: da allora i comuni devono affrontare questioni tecniche complesse, ricorda Nicoletta Gozo: “È come dare una Ferrari a uno che ha appena preso la patente”.

 

Per questo il progetto Lumiere si è impegnato perlopiù a definire una procedura d’intervento condivisibile, che sappia guidare le amministrazioni a partire dall’audit energetico, la diagnosi sull’efficienza del sistema. “Lo abbiamo chiamato un percorso in salita per una bolletta in discesa”, dice Gozo.

 

Dopo tre anni non tutti i risultati sperati sono stati possibili. Al progetto hanno aderito 450 comuni, coinvolti nelle attività di divulgazione, ma partecipare non equivale a intervenire sulla rete di luci. Anche nel comune pilota scelto da Lumière, Marcallo con Casone nella provincia milanese, la riqualificazione sconta i ritardi delle pratiche ed è in fase di completamento.

 

Per il futuro la speranza arriva da una maggiore presa di coscienza, da parte di comuni e mercato, anche per merito degli investimenti europei in questa direzione.

Lo scenario futuro è la città intelligente, capace di regolare in modo ottimale tutte le sue reti. La stessa ENEA per il progetto Smart village sta sperimentando un sistema di controllo adattivo nel suo centro ricerche di Casaccia (in provincia di Perugia), dove la quantità di luce cambia in base ai flussi pedonali e di traffico grazie ai sensori su strade e palazzi.

 

Allora sarà possibile davvero illuminare dove e quanto serve e magari, con i cieli bui, riuscire a riveder le stelle.

 

Edoardo Bergamin

 

© Riproduzione riservata

 

In alto: l’installazione di Chris Burden Urban Light di fronte al Museo delle Arti di Los Angeles.

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