Tutti gli stili del design, spiegati alle aziende

Tutti gli stili del design, spiegati alle aziende

Dalla Lettera 22 all'hi-tech, per capire le tendenze future. Una ricerca insegna a scegliere forme e colori degli oggetti, e perché è come prevedere un'eclissi

7 dicembre 2012

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Se siete piccole imprese e volete confrontarvi con il mercato, per i vostri prodotti potreste seguire uno stile primitivo alla Robinson Crusoe, oppure un’estetica neo-barocca con finiture eco-tech. O ancora optare per un approccio ibrido, e tinte neutrali “con accento”.

Per i colori, il futuro consiglia tonalità naturali.

 

Sono fra le indicazioni, per fortuna accompagnate dalle immagini, di una ricerca sulle tendenze nel product design da poco disponibile sul sito del progetto Desire, finanziato dall’Unione Europea come iniziativa di divulgazione alle imprese.

I volumi sono due: un’analisi dedicata alle forme degli oggetti, una a colori e materiali, curate dalle società Design Group Italia e Francesca Valan Studio. Entrambe raccolgono modelli simbolo e esempi dagli anni Cinquanta a oggi, per poi passare agli scenari futuri e agli stili con cui produrremo elementi d’arredo e accessori. Tutto a beneficio di aziende, progettisti e semplici interessati.

 

 

Una scheda della ricerca sul linguaggio formale — Clicca sull'immagine per ingrandirla

 

Prima la storia, però. La raccolta parte dal dopoguerra e dal razionalismo di scuola Bauhaus, con la Lettera 22 di Olivetti e i mobili prodotti da Cassina, per arrivare negli anni Novanta all’estetica minimale o fluida di designer internazionali come Stefano Giovannoni, Philippe Starck, Claudio Silvestrin. Di decennio in decennio le linee geometriche si trasformano, seguendo i concetti guida per disegnare spazi e oggetti: la flessibilità, l’integrazione fra moduli; poi la ricerca elaborata del post-moderno, a cui si aggiunge il filone hi-tech man mano che la tecnologia si sviluppa.

 

“Il progetto prevedeva uno studio sull’evoluzione del design, per cui siamo partiti dalla letteratura sul tema”, spiega Edgardo Angelini, partner di Design Group Italia e responsabile del progetto. “Si tratta di un’analisi semiotica, per trovare tutti quei particolari o stilemi che fanno percepire vecchio o attuale un oggetto”. Come gli angoli smussati e le superfici lucide del boom economico, o le decorazioni di nuovo barocche nel lusso di inizio millennio.

 

 

La presenza dei colori fino agli anni Ottanta — Clicca sull'immagine per ingrandirla

 

Vale lo stesso per il linguaggio cromatico, dove troviamo un ricambio ciclico dei colori: prima le tonalità pastello e primarie, poi le scelte naturali, tonali e materiche, infine i colori neutri — magari secondo uno schema “neutro con accento”, che mette in evidenza una sola tonalità in un contesto invece decolorato (come in molti modelli della nuova Mini).

 

“Studiare i colori è un po’ come calcolare le eclissi”, dice Francesca Valan, che con la sua società si occupa appunto di progettazione cromatica. Le leggi che la regolano sono infatti statistiche e si basano sul senso di novità e noia delle persone: sul mercato i toni più deboli durano 5 anni, mentre dopo 3 o 4 i più saturi già stancano (gialli e turchese per primi). “Il colore è un’esigenza emotiva. I nostri grafici mostrano i picchi e i cali: l’importante per un’azienda è non muoversi in controtempo, oppure anticipare troppo. Se uno sbaglia il colore, non vende il prodotto”.

 

In questo momento il pubblico sembra gradire nuovamente i colori naturali, ma secondo canoni nuovi rispetto agli anni Settanta. Fra i materiali molte case di design propongono anche soluzioni in legno, mentre per la forma il discorso è complesso: nel corso del tempo i filoni estetici da seguire si sono moltiplicati, fino alla sovrapposizione presente oggi. “Questa varietà noi la consideriamo una tendenza molto forte — dice Angelini — Negli ultimi anni c’è stato un fenomeno di ibridazione fra più stili codificati, che è sicuramente il più interessante”.

 

 

Slow Poetry: uno dei trend in immagini — Clicca sull'immagine per ingrandirla

 

I due studi pubblicati online sono fra i risultati di un progetto di cooperazione transfrontaliera, Desire, promosso da tre enti di sviluppo territoriale fra Italia e Austria: il consorzio veneto Certottica, il friulano Agemont CIT, l’università di Klagenfurt. L’obiettivo è attivare alcuni distretti produttivi della macroregione, in particolare le eccellenze legate all’occhialeria (nel bellunese), ai coltelli (a Maniago, Pordenone) e ai mobilifici del sud austriaco (in Carinzia).

Piccole o medie aziende, soprattutto, spesso con poche esperienze di progettazione. “Visto il settore un po’ in crisi — spiega ancora Angelini di Design Group Italia — i promotori vedevano nel design una leva per migliorare i prodotti e tornare competitivi”. Da qui l’idea di una guida non solo sul passato, ma con previsioni su quei mercati e lo scenario di domani.

 

 

Le prospettive sono molte, in continuità con la ricchezza formale degli ultimi anni. Fra le tendenze troviamo modelli e icone da rivisitare, come nel caso dell’estetica da visual 3D e dei volumi sfaccettati, ora in crescita fra gli accessori e lo sport. Ma soprattutto una ricerca in ordine sparso verso la semplicità delle linee, la purezza, la precisione. I mobili saranno essenziali, neo-primitivi, o perfino “alla Robinson Crusoe” perché assemblati con materiali non lavorati. Nella stessa direzione andranno le altre scelte, dalle vernici alle finiture.

 

 

Le previsioni sull'andamento di alcuni colori — Clicca sull'immagine per ingrandirla

 

“Oggi i grigi metallizzati non li sceglie più nessuno, almeno in Europa”, spiega Francesca Valan. “L’attenzione all’ambiente fa apprezzare colori lo-tech, più genuini, le tonalità un po’ ingrigite possibili con i materiali riciclati e ecologici”.

La nuova sensibilità sembra riportare ai toni degli anni Cinquanta e Settanta, con una riscoperta che oggi caratterizza anche altri campi visivi. “Questo spirito nostalgico va trattato però in modo ironico. I colori del passato vanno utilizzati con stili nuovi, reinterpretati”.

 

Se il colore è questione di emozioni, oggi la scelta è cruciale. “La crisi farà da spartiacque — continua Valan — In futuro conserveremo solo ciò che davvero si lega a noi, le icone”.

È segno della fine già avvenuta, e confermata anche da questa indagine, di una visione funzionale dei prodotti.

 

 

Il compito di innovare passa ora alle aziende e ai designer. Partendo dai risultati della ricerca, il progetto Desire ha intanto aiutato alcune imprese dei distretti a creare una serie di prototipi, sul mercato nel prossimo futuro.

Solo le vendite diranno se avranno calcolato il loro stile, la loro “eclissi”, nel momento giusto.

 

 

Edoardo Bergamin

 

© Riproduzione riservata

 

 

In alto: la Serie Up in poliuretano espanso, disegnata da Gaetano Pesce per B&B (1969)

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