Spazio ai nuovi lavoratori: come cambia il coworking

Spazio ai nuovi lavoratori: come cambia il coworking

Su Radio3, un ciclo di documentari sui luoghi di lavoro condiviso in Europa. Con le testimonianze di un mondo che affronta la crisi senza lamentarsi

10 dicembre 2012

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Per dimostrare il successo del fenomeno bastano i numeri. Secondo le ricerche di Deskmag, giornale online sul tema, dal 2006 a oggi gli spazi di coworking nel mondo sono raddoppiati ogni anno, superando i duemila.

Vale per l’Europa, con oltre 800 luoghi di lavoro condiviso, vale per l’Italia. Meno di una settimana fa l’apertura più recente, con la sede padovana della rete per start up Talent Garden, mentre a settembre si è tenuta ad Alessandria la prima conferenza nazionale sul tema.

 

Per capire come cambia il modo di lavorare, e come sta cambiando anche il coworking, parte oggi 10 dicembre su Radio3 un ciclo di reportage realizzati da Gaetano Prisciantelli, giornalista per Radio3 Scienza e vicedirettore di ITALIC.

In onda ogni giorno dalle 19.40, le puntate di Coworking, lavoro condiviso in Europa sono ospiti fino a venerdì 14 di Tre Soldi, programma a cura di Fabiana Carobolante dedicato all’audio-documentario.

 

“Prima o poi la crescita si interromperà, ma per ora abbiamo un boom”, spiega l’autore, che ha raccolto testimonianze sul coworking fra Londra, Parigi, Berlino e Torino. “L’Europa è il continente con più spazi e meglio degli Stati Uniti vedrà la tendenza prevista oggi dagli esperti: la specializzazione”.

 

È un’evoluzione già in corso. In futuro gli spazi di coworking si distingueranno fra di loro per tipologia di spazi a disposizione, attrezzature e anche pubblico. “Io lavoratore non andrò più a cercare uno spazio qualunque, ma uno congeniale al mio stile: ad esempio gli orari, i ritmi, se voglio rumore attorno a me, se oppure amo la musica”.

 

Quando la domanda cresce, l’offerta deve d’altra parte adattarsi. Il sondaggio 2012 di Deskmag racconta un pubblico variegato: più della metà dei coworker sono freelance, seguono gli imprenditori e le piccole società. “Ho incontrato persone con ruoli diversi: clienti, fondatori e gestori — spiega ancora Gaetano Prisciantelli — L’unica cosa che non ho trovato è la lamentazione dei tempi che corrono: sono persone sicure che la crisi va affrontata e la sfida accettata”.

 

Per tutti loro un fattore chiave è la produttività: chi sceglie una scrivania condivisa lo fa per guadagnarci. A fronte dei 250 euro di spesa media, il coworking può essere uno stimolo alla creatività, uno strumento per fare rete con altri professionisti, o semplicemente un modo per lavorare in compagnia e allontanarsi da tv e divano.

 

La prima puntata della serie si concentrerà sui luoghi fisici, discutendo di architettura e urbanistica insieme a esperti come Carlo Ratti (SENSEable City Lab, MIT) e il sociologo Federico Butera (Milano Bicocca) e i fondatori degli spazi di coworking The Business Class a Berlino e La Mutinerie a Parigi.

Carlo Ratti ci racconterà ad esempio perché è finito il sogno del telelavoro, e quindi l’esigenza di nuovi spazi, tutti da progettare”, anticipa Prisciantelli.

 

Per il coworking in Europa stanno cambiando i luoghi a disposizione. Non solo edifici industriali dismessi, come nel caso di Toolbox a Torino, ma i grandi uffici svuotati dalla crisi economica. Ne parlano gli imprenditori intervistati a Londra: “Dopo il crollo della finanza, il coworking è diventato l’unico modo di impiegare gli immobili acquistati dalle grandi società”, spiega Gaetano Prisciantelli. “Questo significa due cose: si è abbassata la domanda per la finanza, è aumentata la richiesta per professionisti creativi che vanno a creare start up”.

 

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In alto, uno spazio alla Mutinerie di Parigi.

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