Social media recruiting: istruzioni per l’uso

Social media recruiting: istruzioni per l’uso

Crescono le aziende che valutano i candidati via LinkedIn o Facebook. I numeri di una tendenza e qualche consiglio da parte di manager e ricercatori

21 dicembre 2012

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Non è una novità. Da qualche anno le aziende, non solo all’estero, trovano nuovi dipendenti attraverso il web.

Come mostrano i dati degli ultimi anni, gli strumenti di ricerca privilegiati sono piattaforme professionali come LinkedIn o Viadeo, seguite dai social network “generici”, con Facebook e Twitter in testa.

 

In Italia le aziende che hanno stabilito delle normative interne per l’utilizzo dei social media sono più di una su tre, il 37,5% per l’esattezza.

A fotografare il momento è Recruiting & Social Network, piccola indagine curata da Lorenzo Pulici, esperto di risorse umane e comunicazione, disponibile a questo indirizzo. I nuovi risultati dello studio, ampliato nel corso dell’anno per numero di enti e società presi a campione, sarà disponibile il prossimo febbraio.

 

Per allora, la percentuale è destinata a crescere. Complice la crisi, sempre più società hanno attività di recruiting via web perché, come spiega Pulici, “Per le aziende è ovviamente un grande risparmio economico e un modo di ottenere numerose informazioni relative a una persona in un tempo molto breve”.

Utilizzare al meglio le piattaforme sociali non è semplice, però, e richiede preparazione. A raccontarlo è Fabio Ciarapica, managing director di Praxi Alliance Italia, rete mondiale di consulenza e ricerca di risorse umane. “Per cercare profili sul web è necessaria una formazione continua, anche con esperienze all’estero, dove le aziende usano questi strumenti da molto tempo”. Pazienza, capacità di collegamento e velocità sono i requisiti richiesti ai recruiter (tra loro molte sono donne), che in Rete devono dimostrare di sapersi orientare al meglio.

 

Sempre secondo i dati, in Italia LinkedIn è lo strumento più utilizzato, soprattutto per le ricerche di profili commerciali o economici. Una buona percentuale di aziende ricorre anche a Facebook.

“È necessario distinguere fra le fasce d’età”, precisa Fabrizio Crocco, membro del consiglio direttivo di AIDP, l’associazione italiana direzione del personale, che riunisce più di 10mila professionisti del settore. “Molti tra gli utenti di LinkedIn hanno un’età compresa tra i 40 e i 45 anni, e sono per lo più figure destinate al middle management. Se invece si cercano profili junior manager, allora è molto più facile trovare informazioni su Facebook, che comunque è uno strumento da adoperare con la dovuta cautela”.

 

A prescindere dai mezzi che le aziende scelgono di usare, chi si affaccia sul mondo del lavoro deve essere consapevole che i selezionatori usano il web in maniera trasversale, affidandosi a tutti i mezzi a disposizione. “La web reputation, la reputazione che costruiamo in Rete — sottolinea Crocco — ora ha un peso maggiore. Tutto quello che pubblichiamo sui social network e non solo, può ritorcersi contro”.

Veicolare informazioni non veritiere è indice di poca professionalità, ad esempio, così come ometterne alcune. Da non dimenticare nella stesura del curriculum online sono i dati anagrafici: Linkedin non ha uno spazio dedicato perché è nato in un contesto culturale anglosassone, in cui è bandito qualsiasi tipo di discriminazione in campo lavorativo, e quindi anche quella in base all’età. “In Italia però — evidenzia Pulici — le cose funzionano diversamente. Le informazioni personali sono importanti e molto spesso, a parità di competenze professionali, si prediligono i curricula completi di tutte le informazioni.

 

Un altro aspetto da considerare è la consapevolezza che i profili su LinkedIn non sono veri cv online. È consigliabile fornire soltanto una sintesi delle esperienze lavorative svolte e non riversare interamente il proprio curriculum. “L’ideale — consiglia Ciarapica — è stilare una sorta di résumé, un documento molto usato negli Stati Uniti per presentare formazione e capacità, e evidenziare per tag l’area professionale d’interesse”.

Anche la lingua usata per presentarsi è importante. L’inglese apre sicuramente più prospettive, mentre l’italiano limita ovviamente il raggio d’azione ed è una scelta che fa riflettere i selezionatori.

 

Per la foto, obbligatoria in qualsiasi tipo di piattaforma professionale on line da LinkedIn a About.me, sono ovviamente validi tutti gli accorgimenti usati per un normale curriculum cartaceo — un documento da non mandare ancora in pensione.
È Lorenzo Pulici a ricordarlo. “Le aziende lo richiedono ancora, soprattutto per i loro database. Quindi è bene continuare a dedicargli il giusto tempo”.

Magari personalizzandolo grazie ad alcune innovazioni tecnologiche: il QR code, per esempio, che permette di aprire su uno smartphone un link al proprio blog personale o un video di presentazione.

 

Giulia Mameli

 

© Riproduzione riservata

 

In alto: un esempio di curriculum con QR code.

 

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