Londra guarda al passato

Londra guarda al passato

Breve resoconto per rivivere le mostre d’arte contemporanea dell’autunno londinese. E capire il successo dei maestri italiani.

13 novembre 2013

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Un’umanità che valorizza il passato, prevede un futuro di macerie, ignora il presente. Questo in sintesi ciò che emerge da mostre, aste e fiere inaugurate quest’autunno a Londra.

L’arte guarda dietro di sé o oltre, non avanti. Così i bei palazzi del centro città, custodi dei tesori di civiltà sepolte, diventano potenti fonti di ispirazione; mentre gli artisti viventi cercano il loro “senso” nelle radici individuali e nella storia collettiva.

 

 

Partiamo dal Victoria and Albert Museum, ad esempio. All’interno di questo scrigno del colonialismo, tra i più belli al mondo, il duo scandinavo Elmgreen & Dragset ha ricostruito la casa di Norman Swann, personaggio di finzione “prigioniero del suo patrimonio storico e culturale”. Vecchio architetto fallito, Swann abita a South Kensington: l’atrio ha un baule cinquecentesco, l’ampia sala con il camino e la libreria antica, in mezzo alla stanza c’è il letto déco.

All’ingresso il visitatore raccoglie un libretto e capisce che si trova sul set dello psicodramma intitolato Tomorrow (al V&A fino al 2 gennaio). Tra i mobili belli-ma-non-troppo, fino a ieri nei magazzini del museo, si muovono alcuni personaggi fra cui l’interior designer Daniel Wilder, che usa il gusto dell’antico per ottenere commesse dai suoi facoltosi clienti.

 

 

A qualche centinaia di metri, il giovane artista argentino Adrián Villar Rojas la prende ancora più alla larga e trasforma l’interno della Serpentine Sackler Gallery, restaurata di recente da Zaha Hadid, in un paesaggio post apocalittico.

Oltre la porta centrale c’è un mastodontico elefante di argilla, la testa schiacciata da un architrave crollato — in metafora, potrebbe alludere a un presente poco elastico che si frantuma sotto il peso della memoria. Si continua su un pavimento di mattoni che tintinnano a ogni passo, perché impastati secondo le antiche tecniche sudamericane; infine si arriva alla sala centrale, dove alcuni oggetti e uomini fossilizzati sono usati come fonte di energia per piante e organismi: Today We Reboot the Planet è il titolo della mostra (dal 27/9 al 10/11).

 

 

Sempre in clima post tecnologico, il colombiano Oscar Murrillo riallestisce il suo studio alla South London Gallery (fino al 1° dicembre).

Nell’atelier Murillo presenta il contesto e il meccanismo con cui crea le sue opere: quadri fatti per lo più di spazzatura (e prezzi in drammatica crescita), che danno nuova vita agli scarti dell’esistenza e che, maciullati come cartapesta, compongono la nuova materia della sua arte.

 

 

Una sala di Tomorrow We Reboot the Planet (Adrián Villar Rojas)

 

Ma arriviamo a Frieze. Della fiera d’arte contemporanea allestita a Regent’s Park (17-20 ottobre) il pubblico ha apprezzato soprattutto il padiglione di Frieze Masters dedicato ai maestri e ai loro capolavori. Tra i suoi splendidi stand, frammenti di sculture greche e romane fanno risplendere i mobile di Alexander Calder, mentre delicati manufatti pre-colombiani valorizzano le strutture di Naum Gabo.

Il mercato, che si mostra più sensibile e attento rispetto alla critica, ha indicato questa via agli organizzatori: l’arte moderna e contemporanea si vende meglio quando è accanto a quella antica — forse perché la rende più accessibile?

 

 

Come suggeriva anche la Biennale Arte curata da Massimiliano Gioni a Venezia, oggi gli artisti fanno emergere archetipi ancestrali e immagini del profondo sconnesse e piene di rovine.

A ben guardare, forse si comprende meglio perché Lucio Fontana e Alberto Burri sono oggi i campioni dell’arte italiana. Chi li compra — come i due acquirenti dei top lot delle Italian Sale di Christie’s e Sotheby’s (Londra, 17 e 18 ottobre) — li sente vicini. Da una parte, un umbro che strappava e ricuciva sacchi come intervenisse su viscere deflagrate dalla guerra. Dall’altra un milanese d’adozione che tagliava e bucava le tele alla conquista dello spazio, di quel che poteva esserci oltre alle macerie del suo studio devastato dai bombardamenti.

 

 

di Antonella Crippa, Londra

 

 

© Riproduzione riservata

In alto, un’opera di Giacometti nel padiglione di Frieze Masters – © 2013 Joe Clark, Courtesy of Frieze

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