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	<title>ITALIC</title>
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	<description>Mensile d&#039;informazione di qualità. Città, creatività, lavoro. Buone pratiche, innovazione, storie di successo. In breve, in profondità.</description>
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		<title>Come creare una startup in 54 ore</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 14:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Folonari]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo lʼevento di febbraio a Milano, Startup Weekend torna a Venezia per proporre a designer e programmatori un fine settimana di lavoro intensivo, in cui sviluppare idee dʼimpresa legate al settore digitale. &#160; Lʼappuntamento del 19-21 aprile è organizzato da [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo lʼevento di febbraio a Milano, <strong>Startup Weekend</strong> torna a Venezia per proporre a designer e programmatori un fine settimana di lavoro intensivo, in cui sviluppare idee dʼimpresa legate al settore digitale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lʼappuntamento del 19-21 aprile è organizzato da <strong>H-FARM</strong>, incubatore dʼimpresa fondato otto anni fa a Roncade (fra Treviso e lʼaeroporto Marco Polo), dove nel 2010 si è svolta la prima edizione italiana di questo programma internazionale itinerante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La tre giorni, a cui partecipano circa cento startupper, segue <strong>una formula consolidata</strong>: i partecipanti hanno a disposizione 54 ore per presentare e realizzare app, servizi web, siti di e-commerce, nuovi social network. Selezionati i progetti migliori, venerdì si creano i team di lavoro che presenteranno entro domenica pomeriggio un prototipo dei loro prodotti.</p>
<p>I consigli di alcuni coach esperti accompagnano i vari gruppi nelle <strong>prime fasi di una startup</strong>, fino alla valutazione finale da parte di una giuria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Replicato in quasi cinquecento città in tutto il mondo, il modello <a href="http://startupweekend.org/" target="_blank">Startup Weekend</a> nasce nel 2007 da un movimento non profit con base a Seattle, oggi sostenuto dalla <strong>Kauffman Foundation</strong>. Il gruppo di imprenditori ha lʼobiettivo di promuovere progetti innovativi e mettere in contatto sviluppatori e finanziatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Startup Weekend è una fotografia molto precisa di quali sono i primi passi per una startup”, spiega <strong>Giuseppe Folonari</strong>, responsabile degli investimenti di H-FARM e organizzatore dellʼevento. “Quanto accade in un evento compresso in 54 ore è importante per qualunque impresa”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo i promotori del fine settimana, gli <strong>aspetti essenziali</strong> che permettono di partire in modo efficace sono almeno tre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Parlarne apertamente</em></strong></p>
<p>Non temere che le proprie idee di business siano “rubate” da altri è il passo iniziale per una collaborazione. Per confrontarsi velocemente con le persone, e convincerle, bisogna superare la propensione a tenere nascosto un progetto.</p>
<p>Il più efficace è un approccio sicuro, diretto: lʼapertura verso lʼesterno è il primo elemento per relazionarsi con un mercato — e così iniziare a concentrarsi sugli aspetti più importanti di unʼiniziativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Trovare le persone giuste</strong></em></p>
<p>Costruire un gruppo valido è ovviamente il principale fattore di successo. È importante coinvolgere figure professionali diverse, con competenze complementari, ma anche caratterialmente affini: in gruppi di piccole dimensioni, formati da giovani, è importante creare buone relazioni per “capitalizzare” il talento di ognuno.</p>
<p>Non è questione di semplici capacità manageriali, ma anche di attitudine. Come spiega Folonari: “Quando si passano nottate intere a programmare, non si può prescindere da capacità interpersonali forti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Puntare sempre a un prodotto</em></strong></p>
<p>Fintanto che un progetto rimane unʼidea, difficilmente potrà convincere partner e finanziatori. Per questo è necessario arrivare il prima possibile a un prodotto, anche in versione embrionale: in questa fase un prototipo è più efficace di presentazioni o un business plan elaborati.</p>
<p>È un compito che richiede innanzitutto capacità di esecuzione. Il valore di unʼidea si valuta anche dalla qualità del prodotto che un gruppo riesce a sviluppare velocemente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Salvo casi eccezionali, in un fine settimana è difficile completare una vera startup”, dice Giuseppe Folonari. “Ci si può attendere una demo, un prototipo funzionante. Ma lʼimportante è che si crei un gruppo di persone affiatato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È il caso di <strong>GoWar</strong>, ad esempio, una startup nata durante lʼedizione del 2010. Il successo dellʼapp presentata – un social game ispirato a Risiko, che utilizza la geolocalizzazione per ambientare battaglie in luoghi reali della città — ha permesso poi ai due fondatori, entrati in contatto in quei giorni, di fondare una società di <em>mobile-game</em>, <strong>FunGo Studios</strong>, oggi insediata in H-FARM.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I risultati finali non sono dʼaltra parte lʼunico scopo. Iniziative del genere sono un’opportunità importante per confrontarsi, acquisire nuove competenze. E soprattutto entrare in contatto con eventuali finanziatori.</p>
<p>Cinquanta ore in fondo non sono poi così poche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>© Riproduzione riservata</p>
<p><em>In alto: un’immagine dall&#8217;H-Camp, il programma di incubazione di H-FARM. </em></p>
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		<title>Public Hearing a Milano. La città intelligente è in ascolto</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 19:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[camera di commercio]]></category>
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		<description><![CDATA[Oltre l’Expo c’è un altro orizzonte. In attesa del 2015 Milano si muove per diventare città intelligente, presentandosi come riferimento per l’innovazione e la sostenibilità. Un traguardo di lungo termine, raggiungibile solo a patto di una visione condivisa fra le realtà [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre l’Expo c’è un altro orizzonte. In attesa del 2015 <strong>Milano</strong> si muove per diventare città intelligente, presentandosi come riferimento per l’innovazione e la sostenibilità.</p>
<p>Un traguardo di lungo termine, raggiungibile solo a patto di una visione condivisa fra le realtà locali, e per questo <strong>Comune</strong> e <strong>Camera di Commercio </strong>di Milano promuovono da questo mese <a href="http://www.milanosmartcity.org/joomla/" target="_blank">una serie di incontri</a> con imprese, enti pubblici e associazioni.</p>
<p>L’intenzione è elaborare una <strong>strategia verso la smart city</strong> entro l’inizio del prossimo anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo incontro di <strong>Public Hearing</strong> è in programma domani 19 aprile, al Museo della Scienza Leonardo da Vinci. Dopo gli interventi di politici e esperti, i lavori coinvolgeranno le realtà del territorio, secondo le categorie di <strong>soggetti chiave</strong> per uno sviluppo sostenibile individuate dai promotori.</p>
<p>Da un lato discuteranno le società finanziarie e le <strong>banche</strong>, che per sostenere i progetti innovativi dovranno innanzitutto capire l’intero processo. Dall’altro le <strong>imprese</strong>, dai grandi gruppi alle piccole attività che trasferiscono lo sviluppo tecnologico negli oggetti quotidiani. Poi l’università e il mondo della ricerca, i cittadini e le loro associazioni. Infine la <strong>Pubblica Amministrazione</strong>, a cui i promotori chiedono più integrazione per guidare la trasformazione <em>smart</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Sarà un’esperienza di consultazione, con momenti di progettazione comune”, spiega <strong>Renato Galliano</strong>, direttore del settore Innovazione economica, Università e Smart city di Milano, fra i responsabili dell’evento. “C’è una grande difficoltà nell’iniziare a <strong>ragionare diversamente</strong>, non in solitudine ma in relazione con gli altri. Ma tutti gli attori hanno chiaro che lavorare per una smart city significa condividere quanto ogni singolo mondo sta facendo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con Public Hearing la città rilancia le proprie ambizioni dando un’<strong>accezione ampia </strong>di cosa intendere per città intelligente, mutuata dal <a href="http://www.smart-cities.eu/model.html" target="_blank">modello</a><strong> </strong>della University of Technology di Vienna.</p>
<p>Nei programmi compaiono efficienza energetica e strumenti digitali, ma anche molta <strong>economia</strong>, spiegando così il ruolo della Camera di Commercio, impegnata a legare <strong>sostenibilità e sviluppo imprenditoriale</strong>. “Una smart city deve riguardare l’intero sistema di produttori, non solo le grandi aziende — spiega il direttore dell’area Sviluppo Imprese, <strong>Sergio Rossi</strong> — È un processo che coinvolge il commercio, l’artigianato, richiede tecnologie che migliorino tutte le attività e i servizi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fra meno di un anno i milanesi dovrebbero conoscere i risultati del percorso. Per i <strong>prossimi passi</strong> si parte dalla fotografia delle iniziative già partite negli ultimi anni, o oggi in partenza. Il Comune ha censito circa <strong>sessanta progetti</strong>, fra programmi sulla città digitale e gli open data, piani di mobilità e contro la congestione, servizi per facilitare l’inclusione o i cittadini (come <a href="http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/ContentLibrary/giornale/giornale/tutte%20le%20notizie/qualit%20servizi%20al%20cittadino%20e%20semplificazione%20servizi%20civici/semplificazione_certificati%20nascita" target="_blank">Icaro</a>).</p>
<p>Undici di questi hanno superato la selezione del <strong>MIUR</strong>, il ministero della Ricerca, per il bando sulle smart city della scorsa estate, e oggi sono entrati nella fase esecutiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se i progetti non mancano, ora Milano attende una strategia. Anche per il percorso verso la smart city, la tappa intermedia non potrà non essere il 2015.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>© Riproduzione riservata</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Foto: i lavori in zona Porta Nuova Garibaldi (Marco Garofalo)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Italia all&#8217;estero: giorni decisivi per il progetto Galileo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 12:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[international]]></category>
		<category><![CDATA[fucino]]></category>
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		<description><![CDATA[Galileo è il programma europeo per un sistema satellitare di posizionamento alternativo al GPS statunitense. Un progetto in ritardo di anni, più costoso rispetto al budget iniziale, il cui futuro è in discussione proprio oggi e domani (7 e 8 [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Galileo è il programma europeo per un sistema satellitare di posizionamento alternativo al GPS statunitense. Un progetto in ritardo di anni, più costoso rispetto al budget iniziale, il cui futuro è in discussione proprio oggi e domani (7 e 8 febbraio).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo un tentativo fallito a novembre, i responsabili dei 27 paesi dell&#8217;Unione riuniti a Bruxelles dovranno infatti decidere se stanziare gli ulteriori 6 miliardi di euro richiesti in aggiunta ai 3 già spesi. I tempi suggeriscono austerità, ma i promotori del programma sono fiduciosi che il desiderio di un&#8217;indipendenza economica e tecnologica dagli Stati Uniti porti a un risultato positivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <em>New York Times</em> dedica un approfondimento al tema, ripercorrendo la storia di Galileo fra critiche alla gestione dei fondi, attriti politici e atlantismo.</p>
<p>La testimonianza di Lucio Magliozzi, direttore della società italo-francese Telespazio, arriva direttamente dal centro di controllo di Fucino, in provincia dell&#8217;Aquila. Nonostante i satelliti oggi in orbita siano solo 4 sui 20 previsti dal programma, Magliozzi è ottimista: &#8220;Galileo è come una macchina in un&#8217;autostrada: è molto difficile da fermare&#8221;.</p>
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		<title>Trent&#8217;anni e ancora a casa dei genitori. I numeri di un fenomeno globale</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 16:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Tanguy]]></category>

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		<description><![CDATA[Generazione &#8220;boomerang&#8221;, &#8220;canguro&#8221;, o anche &#8220;celibi parassiti&#8221;. Il quotidiano Le Monde dedica un&#8217;indagine ai giovani europei fra i 25 e i 35 anni che, per scelta o più spesso per necessità, vivono ancora (o di nuovo) insieme ai genitori. In Europa [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Generazione &#8220;boomerang&#8221;, &#8220;canguro&#8221;, o anche &#8220;celibi parassiti&#8221;.</p>
<p>Il quotidiano <em>Le Monde</em> dedica un&#8217;indagine ai giovani europei fra i 25 e i 35 anni che, per scelta o più spesso per necessità, vivono ancora (o di nuovo) insieme ai genitori. In Europa sono il 35% dei ragazzi e il 21% delle ragazze, negli Stati Uniti la percentuale è salita oltre il 20% negli ultimi anni (quasi raddoppiando rispetto al 1980). Ma il fenomeno cresce ovunque, a prescindere dalle differenze culturali fra società anglosassoni e latine in fatto di emancipazione familiare.</p>
<p>I 25enni indipendenti rimangono una minoranza soltanto nei paesi scandinavi (sono il 4%), nonostante il sistema di servizi a sostegno dei giovani stia iniziando a mostrare alcune falle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A spiegare i numeri crescenti della &#8220;generazione <em>Tanguy</em>&#8220;, dal nome della celebre <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tanguy_(film)" target="_blank">commedia francese</a> del 2001 (<em>in alto, una scena del film</em>), è ovviamente la crisi economica. La situazione sta creando un meccanismo difficile da scardinare, in cui assieme alla ricchezza calano le opportunità per i giovani sul mercato del lavoro e i tassi di natalità.</p>
<p>È una tendenza che sta accrescendo &#8220;il determinismo sociale&#8221;, spiega uno dei sociologi intervistati dal quotidiano francese, &#8220;poiché i giovani diventano sempre più dipendenti dalle loro famiglie&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In molti fra i giovani e gli stessi genitori, anche simbolicamente, si sono mobilitati. Ma il rischio è che in Europa la sensazione di essere &#8220;inghiottiti da un uroburo, il serpente che si morde la coda&#8221; — come spiega una ragazza di 33 anni da Palermo — interessi sempre più ventenni e trentenni.</p>
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		<title>Energia solare dallo spazio. Quando sarà possibile?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 14:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fra romanzi di fantascienza e studi scientifici, di Space Solar Power si discute almeno da 40 anni. Ora i progressi di un&#8217;azienda privata, la SpaceX, alimentano le speranze che l&#8217;idea potenzialmente rivoluzionaria di creare impianti solari nello spazio sarà presto realizzabile. [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra romanzi di fantascienza e studi scientifici, di Space Solar Power si discute almeno da 40 anni. Ora i progressi di un&#8217;azienda privata, la SpaceX, alimentano le speranze che l&#8217;idea potenzialmente rivoluzionaria di creare impianti solari nello spazio sarà presto realizzabile.</p>
<p>La società di esplorazione californiana sta infatti riducendo i costi necessari per viaggiare fuori dall&#8217;atmosfera terrestre, finora l&#8217;ostacolo principale che rende economicamente insostenibile creare impianti in orbita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come sarà possibile trasportare l&#8217;energia da satelliti e altri pianeti lo spiega un articolo sul sito di SciLogs e rilanciato da Good. La soluzione principale è attraverso raggi di microonde, trasformabili in energia elettrica grazie a speciali antenne, dette &#8220;rectenne&#8221;, presenti a terra.</p>
<p>Fra le varie ricerche sul tema, uno studio condotto nel 2011 dall&#8217;International Academy of Astronautics prevede che i satelliti per l&#8217;energia solare saranno tecnicamente possibili nel giro di 10-20 anni.</p>
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		<title>Amburgo. Classe creativa contro city marketing</title>
		<link>http://www.italicnews.it/2013/01/17/la-classe-creativa-di-amburgo-contro-il-city-marketing/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2013 10:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi dieci anni è diventata un modello per le città che vogliono rilanciare la propria immagine attirando talenti e creativi. Amburgo, centro industriale nel nord della Germania, oggi è conosciuta per la scena artistica e i suoi quartieri animati, ma [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi dieci anni è diventata un modello per le città che vogliono rilanciare la propria immagine attirando talenti e creativi.</p>
<p>Amburgo, centro industriale nel nord della Germania, oggi è conosciuta per la scena artistica e i suoi quartieri animati, ma le sue politiche di <em>city marketing</em> basate sulla cultura rischiano ora di ritorcersi contro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di fronte alle iniziative del <a href="http://marketing.hamburg.de/UEberblick.706.0.html?L=1" target="_blank">brand Hamburg</a>, parte della classe creativa si sente strumentalizzata. Nel manifesto <em>Not in our Name</em>, artisti e lavoratori della conoscenza rivendicano la spontaneità del processo di rinascita culturale e chiedono una maggiore trasparenza nelle politiche di sviluppo urbano.</p>
<p>Vogliono evitare una gentrificazione delle zone più attive, per cui proprio gli attori della riqualificazione rischiano di doversi trasferire per i valori immobiliari cresciuti.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Facebook ha raggiunto il suo limite?</title>
		<link>http://www.italicnews.it/2013/01/15/facebook-ha-raggiunto-il-suo-limite/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 10:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel mese di dicembre Facebook ha perso 600mila utenti nel solo Regno Unito, quasi il 2% del suo pubblico britannico. &#160; I dati diffusi da SocialBakers, società che monitora i social media nel mondo, alimentano così le speculazioni sulle prospettive [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mese di dicembre Facebook ha perso 600mila utenti nel solo Regno Unito, quasi il 2% del suo pubblico britannico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I dati diffusi da SocialBakers, società che monitora i social media nel mondo, alimentano così le speculazioni sulle prospettive del social network e il fatto che abbia raggiunto il punto di saturazione del suo mercato.</p>
<p>Come scrive il <em>Guardian</em>, la crescita di Facebook dipende ora soprattutto dai paesi emergenti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un nuovo sistema di mappe, per chi tende a perdersi in città</title>
		<link>http://www.italicnews.it/2013/01/15/un-nuovo-sistema-di-mappe-per-chi-si-perde-a-new-york/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 09:42:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei prossimi mesi la città di New York installerà 150 segnali di orientamento di nuovo genere: si tratta di totem che indicano luoghi di riferimento, destinazioni e tempi di cammino con mappe &#8220;heads-up&#8221;, ovvero orientate secondo la prospettiva del pedone (e [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei prossimi mesi la città di New York installerà 150 segnali di orientamento di nuovo genere: si tratta di totem che indicano luoghi di riferimento, destinazioni e tempi di cammino con mappe &#8220;heads-up&#8221;, ovvero orientate secondo la prospettiva del pedone (e non rispetto ai punti cardinali).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per ora il sistema di segnaletica interesserà quattro quartieri, con postazioni vicino agli incroci più trafficati o all&#8217;uscita dalle stazioni della metro — là dove è più facile smarrire il senso della direzione.</p>
<p>Secondo i dati del dipartimento del trasporto, un cittadino su dieci si perde fra le strade di New York ogni settimana, mentre circa un terzo non sa dire in quale direzione si trovi il nord.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il progetto, realizzato da alcuni grandi studi di design fra cui <a href="http://www.pentagram.com/work/#/all/all/newest/" target="_blank">Pentagram</a>, costerà 6 milioni di dollari (quasi 4,5 milioni di euro) e promette di aiutare le attività locali espandendo le mappe mentali dei cittadini (che di solito comprendono soltanto pochi isolati).</p>
<p>Nel 2006, Londra aveva adottato un sistema simile.</p>
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		<title>Social media recruiting: istruzioni per l&#8217;uso</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 16:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è una novità. Da qualche anno le aziende, non solo all’estero, trovano nuovi dipendenti attraverso il web.</p>
<p>Come mostrano i dati degli ultimi anni, gli strumenti di ricerca privilegiati sono piattaforme professionali come <strong>LinkedIn</strong> o <strong>Viadeo</strong>, seguite dai social network “generici”, con Facebook e Twitter in testa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In <strong>Italia</strong> le aziende che hanno stabilito delle normative interne per l&#8217;utilizzo dei social media sono più di una su tre, il <strong>37,5%</strong> per l&#8217;esattezza.</p>
<p>A fotografare il momento è <strong><em>Recruiting &amp; Social Network</em></strong>, piccola indagine curata da <strong>Lorenzo Pulici</strong>, esperto di risorse umane e comunicazione, disponibile a questo indirizzo. I nuovi risultati dello studio, ampliato nel corso dell’anno per numero di enti e società presi a campione, sarà disponibile il prossimo febbraio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per allora, la percentuale è destinata a crescere. Complice la crisi, sempre più società hanno attività di <em>recruiting</em> via web perché, come spiega Pulici, “Per le aziende è ovviamente <strong>un grande risparmio economico</strong> e un modo di ottenere numerose informazioni relative a una persona in un tempo molto breve”.</p>
<p>Utilizzare al meglio le piattaforme sociali non è semplice, però, e richiede preparazione. A raccontarlo è <strong>Fabio Ciarapica</strong>, managing director di <strong>Praxi Alliance Italia</strong>, rete mondiale di consulenza e ricerca di risorse umane. “Per cercare profili sul web è necessaria una formazione continua, anche con esperienze all&#8217;estero, dove le aziende usano questi strumenti da molto tempo”. <strong>Pazienza, capacità di collegamento e velocità sono i requisiti richiesti ai <em>recruiter</em></strong> (tra loro molte sono donne), che in Rete devono dimostrare di sapersi orientare al meglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sempre secondo i dati, in Italia <strong>LinkedIn</strong> è lo strumento più utilizzato, soprattutto per le ricerche di<strong> profili commerciali o economici</strong>. Una buona percentuale di aziende ricorre anche a Facebook.</p>
<p>“È necessario distinguere fra le fasce d’età”, precisa <strong>Fabrizio Crocco</strong>, membro del consiglio direttivo di <strong>AIDP</strong>, l&#8217;associazione italiana direzione del personale, che riunisce più di 10mila professionisti del settore. “<strong>Molti tra gli utenti di LinkedIn</strong> hanno un’età compresa tra i 40 e i 45 anni, e sono per lo più figure destinate al <em>middle management</em>. Se invece si cercano profili <em>junior manager</em>, allora è molto più facile trovare informazioni su Facebook, che comunque è uno strumento da adoperare con la dovuta cautela”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A prescindere dai mezzi che le aziende scelgono di usare, chi si affaccia sul mondo del lavoro deve essere consapevole che <strong>i selezionatori usano il web in maniera trasversale</strong>, affidandosi a tutti i mezzi a disposizione. “La <strong><em>web reputation</em></strong>, la reputazione che costruiamo in Rete — sottolinea Crocco — ora ha un peso maggiore. Tutto quello che pubblichiamo sui social network e non solo, può ritorcersi contro”.</p>
<p>Veicolare <strong>informazioni non veritiere</strong> è indice di poca professionalità, ad esempio, così come ometterne alcune. Da non dimenticare nella stesura del curriculum<em> online</em> sono <strong>i dati anagrafici</strong>: Linkedin non ha uno spazio dedicato perché è nato in un contesto culturale anglosassone, in cui è bandito qualsiasi tipo di discriminazione in campo lavorativo, e quindi anche quella in base all’età. “In Italia però — evidenzia Pulici — le cose funzionano diversamente. Le informazioni personali sono importanti e molto spesso, a parità di competenze professionali, si prediligono i <em>curricula</em> completi di tutte le informazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro aspetto da considerare è la consapevolezza che i profili su LinkedIn non sono veri cv online. È consigliabile fornire soltanto <strong>una sintesi delle esperienze lavorative</strong> svolte e non riversare interamente il proprio curriculum. “L’ideale — consiglia Ciarapica — è stilare una sorta di <strong><em>résumé</em></strong>, un documento molto usato negli Stati Uniti per presentare formazione e capacità, e evidenziare per <em>tag</em> l’area professionale d’interesse”.</p>
<p>Anche la lingua usata per presentarsi è importante. L’inglese apre sicuramente più prospettive, mentre l’italiano limita ovviamente il raggio d’azione ed è una scelta che fa riflettere i selezionatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per la <strong>foto</strong>, obbligatoria in qualsiasi tipo di piattaforma professionale on line da LinkedIn a About.me, sono ovviamente validi tutti gli accorgimenti usati per <strong>un normale curriculum cartaceo</strong> — un documento da non mandare ancora in pensione.<br />
È Lorenzo Pulici a ricordarlo. “Le aziende lo richiedono ancora, soprattutto per i loro database. Quindi è bene continuare a dedicargli il giusto tempo”.</p>
<p>Magari personalizzandolo grazie ad alcune innovazioni tecnologiche: il <strong>QR code</strong>, per esempio, che permette di aprire su uno smartphone un link al proprio blog personale o un video di presentazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giulia Mameli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>© Riproduzione riservata</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>In alto: un esempio di curriculum con QR code.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il giornalismo fotografico nel 2012, tra Instagram, sfide etiche ed errori</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 14:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[foto-giornalismo]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Studiando le tendenze che hanno interessato il mondo della fotografia e del fotogiornalismo nel 2012, non si può che iniziare da <strong>Instagram</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il social network — ora criticato per le nuove linee guida sulla privacy — in questo ultimo anno ha conosciuto un boom, e non solo grazie alle foto di paesaggi o pietanze appetitose scattate dagli utenti.</p>
<p>Nei giorni dell&#8217;<strong>uragano Sandy</strong>, gli iscritti hanno pubblicato più di 800mila foto sugli effetti devastanti della tempesta. Mentre il <em><strong>Time</strong></em> ha creato una delle photogallery più viste di sempre, mandando cinque reporter incaricati di usare esclusivamente Instagram.</p>
<p>Anche se il dibattito sull&#8217;adeguatezza di questi strumenti continua, l&#8217;idea di scattare foto con smartphone e modificarle attraverso filtri è ormai un&#8217;abitudine più che una tendenza — confermata anche dall&#8217;<a href="http://www.italicnews.it/2012/09/28/scene-di-vita-autentica" target="_blank">intervista di ITALIC</a> a Nicola Ghezzi, responsabile marketing di iStockphoto e Getty Images.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altro tema riguarda l&#8217;<strong>etica</strong>, spesso calpestata a scapito dello scoop. La prima pagina del <em>New York Post</em> di qualche settimana fa, che presentava l&#8217;immagine di un uomo caduto sui binari della metropolitana a pochi metri da un treno in arrivo, è solo uno degli esempi di un 2012 eticamente discutibile.</p>
<p>Quest&#8217;anno la<strong> manipolazione delle foto</strong> è stata causa di numerosi licenziamenti. Famoso il caso del giornalista austriaco Kronen Zeitung e della sua foto che ritrae una famiglia siriana in fuga da Aleppo, risultata una sovrapposizione di due foto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ricorderemo il 2012 anche per alcune foto diventate icone di grandi avvenimenti. Prima fra tutte l&#8217;<strong>abbraccio tra Barack Obama e la moglie Michelle</strong>, simbolo delle elezioni presidenziali statunitensi, e immagine più ritwittata della storia.</p>
<p>Lo scatto che ritrae <strong>Hillary Clinton</strong> a bordo di un aereo, impegnata a controllare i messaggi sul telefono, ha ispirato un tormentone sul web conosciuto come <a href="http://textsfromhillaryclinton.tumblr.com/post/20848769934/a-submission-from-secretary-hillary-clinton" target="_blank">Text from Hillary</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 2012 è stato anche un anno di falsi allarmi ed errori più o meno volontari. L&#8217;immagine dello <strong>squalo</strong> che nuota per le vie del New Jersey allagate dalle piogge dell&#8217;uragano Sandy altro non è che il frutto di un abile ritocco con Photoshop.</p>
<p>La panoramica completa sul fotogiornalismo del 2012 la offre Poynter.</p>
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