Te lo ricordi Label?

Te lo ricordi Label?

Da oggi è online un documentario sul primo style magazine italiano. Un video per riscoprire la rivista di esperimenti, visioni e tendenze (vere e presunte) dello stesso editore di ITALIC

12 luglio 2012

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Per far rivivere il primo style magazine italiano basta un quarto d’ora.

 

Prima di ITALIC c’era infatti Label, trimestrale bilingue, nato nel ’97 come fanzine universitaria a Torino e poi esploso come vero periodico di 200 pagine, distribuito in venti paesi. Label è stata una lunga cometa, visibile per dieci anni; oggi un breve documentario prodotto da Wu Magazine e lo studio creativo White torna a seguirne la scia.

 

In pochi minuti scorrono i temi forti della rivista e le sue immagini più sperimentali, insieme alle voci del gruppo di lavoro guidato dal direttore Luca Ballarini, anche a capo dello studio creativo Bellissimo e rimasto fedele all’editoria come fondatore di ITALIC.

 

 

Il video, pubblicato sul sito del mensile di lifestyle, fa parte di Blender, rubrica pensata da Carlotta Petracci per raccontare mode, culture e stili di vita attraverso interviste e materiali di repertorio. “La vocazione del progetto è fare da talent scout per storie che non siano per forza tendenze del futuro”, spiega l’autrice. “Blender va a cercare realtà presenti o finite, magari nate prima del web, e cerca di dare loro una memoria”.

 

La prima a entrare nel frullatoreblender, in inglese — è stata la storia di Graw, marchio pioniere dello skate in Italia. La seconda è appunto Label, rivista indipendente, raccontata oltre che da Luca Ballarini da alcuni dei labellers, come tra loro si definivano i collaboratori più legati all’impresa: Roberto Maria Clemente (art director), Maurizio Blatto (music editor), Daniele Druella (hype editor), Andrea Veglia (architecture editor) e Barbara Villanova, oggi art director per Bellissimo e ITALIC.

 

 

Già dal titolo, Label – A style magazine unlike any others vuole raccontare un’esperienza non convenzionale. Partito ufficialmente nel 2001, dopo un periodo d’incubazione grazie ai finanziamenti della facoltà di Architettura torinese, il trimestrale ha sempre avuto come obiettivo dichiarato intercettare quanto di nuovo accadeva in fatto d’arte, cultura contemporanea, musica, design, architettura, e farlo attraverso un linguaggio proprio, verbale e visivo. Label parlava già di città, creatività e nuovi lavori come avrebbe fatto il suo successore, ma con il tono di un visionario mezzo poeta.

 

Per questo ora interessa a Blender, format che combinerà esperienze dirette e immagini d’impatto. “Quando trovavi Label da Feltrinelli, era totalmente diverso dagli altri: non sapevo se mi piaceva esteticamente, ma veniva voglia di scoprirlo”, spiega Carlotta Petracci, regista del video. “Ai tempi mi aveva colpito per il taglio editoriale: mi ero accorta che in Label c’era una visione che non era soltanto mettere insieme notizie cool. In più aveva un modo di fare grafica che in Italia non si vedeva altrove”.

 

 

Con uno spirito da archeologi del passato recente, le docu-interviste ripercorrono le ispirazioni iniziali (i magazine anglosassoni Raygun, Surface, The Face), la scelta di non seguire schemi d’impaginazione fissi, e quella di dedicare i numeri a un unico tema forte – che fosse l’errore, la colazione, la bici, oppure l’aragosta, lo sgabuzzino.

 

Nelle interviste trovano spazio anche i Confetti, le segnalazioni di culto che aprivano il magazine, e gli Hype, presunte tendenze come il fax A3 e le strisce pedonali per bambini, raccontate come fossero veri fenomeni emergenti. Sulle copertine, si alternano visual surreali e i volti di attori e attrici diventati conosciuti nel giro di poco tempo — fino agli ultimi numeri e alla decisione di terminare le uscite.

 

“Mi interessava raccontare la storia di Label nel modo più completo, toccando tutti i punti chiave della sua creazione. Con questi video mi interessa far capire come sono fatti i progetti, cosa sta dietro”, spiega ancora la regista. “Ho cercato di raccontare anche un’esperienza di vita, come una passione si trasforma in lavoro”.

 

 

Come promette il nome della rubrica, il video procede per frammenti, affidando ai protagonisti di tracciare una storia coerente di gusti e intuizioni. Ma coerente Label non è forse mai stato, e si può soltanto tornare a seguire il flusso di coscienza che animava una rivista — definita da Lonely Planet la versione italiana di Wallpaper — votata a sperimentare senza troppi limiti.

 

Label è stato un esperimento durato un decennio. Nel documentario compaiono le immagini più surreali, gli slogan più riusciti. Mancano le delusioni, le fatiche pratiche legate a realizzare un giornale, le notti passate a decidere le copertine — ricordate nei titoli di coda del video. Ma per rivivere anche questo, quindici minuti non potevano bastare.

 

 

La collezione completa di LABEL (25 numeri, 2001-2007) è in vendita sul sito di ITALICnews.

 

 

 

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