Ravenna cerca un futuro da capitale

Ravenna cerca un futuro da capitale

La città vuole diventare centro europeo della cultura nel 2019. Le strategie del sindaco, l'italianità e il coinvolgimento della Romagna (e anche un astronauta) per anticipare le altre candidate

26 maggio 2012

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Dall’autunno scorso in Romagna puntano su un nuovo testimonial per raggiungere l’Europa: un astronauta disegnato in tuta spaziale, senza riferimenti a spiagge e mosaici, in missione per promuovere una candidatura ufficiale. “C’entra con lo spirito avventuroso che accompagna questo nuovo percorso — spiega il sindaco ravennate Fabrizio Matteucci — che ha l’obiettivo di allargare i nostri confini e aprirci al mondo”.

 

Ravenna è già stata capitale tre volte, tra il quinto e l’ottavo secolo, per l’Impero Romano d’Occidente e i suoi eredi. Ora vuole tornare a esserlo almeno per qualche mese, nel 2019, come Capitale Europea della Cultura, l’iniziativa comunitaria che ogni anno seleziona due città come centri culturali dell’Unione. Un riconoscimento che si traduce in risorse e visibilità internazionale, come ha mostrato Genova nel 2004, e che nel prossimo futuro saranno Italia e Bulgaria a ospitare.

In quale città, lo deciderà fra tre anni una giuria (nominata dal parlamento europeo) scegliendo tra le varie candidature — qui abbiamo già parlato di Matera e Triveneto, a cui si aggiungono Torino, Bergamo, Bari, Palermo e altre ancora.

 

I comitati promotori stanno lavorando per definire strategie e progetti credibili. Quello per Ravenna 2019 è presieduto da Sergio Zavoli, giornalista e senatore, e conta di avere a disposizione 1 milione e 200mila euro da qui al 2014.

Come spiega Alberto Cassani, che coordina la candidatura, Ravenna punterà sull’italianità: “È una città medio piccola, affacciata sul mare, con radici antiche e un patrimonio importante”. Secoli fa, il suo porto è stato un crocevia culturale con l’Est; il centro avrebbe poi ospitato gli ultimi anni di Dante Alighieri. Più di recente la città, la principale della regione, ha vissuto da vicino il Risorgimento e la Resistenza. “Vogliamo dimostrare che Ravenna può esprimere bene l’identità italiana e rappresentare degnamente il Paese”.

Poi c’è il valore della rete, del coinvolgimento di un territorio. “Punteremo sul fatto che la Romagna è la terra in cui sono nate le cooperative — dice Cassani, ex assessore alla Cultura — e in questo momento di difficoltà per l’Europa il nostro modello può essere un esempio positivo”.  Per questo il Comune ha raccolto gli incontri e gli spettacoli diffusi nella zona in un programma culturale unico, le Prove Tecniche, e attiverà un treno speciale che collegherà con Faenza, Cesena, Forlì e Rimini, gli altri centri interessati dalla rincorsa europea.

Il comitato lavora esattamente da due anni ma per Ravenna, la prima a proporsi come Capitale della cultura, l’ambizione nasce prima.

 

Tutto è cominciato nel 2007, con l’annuncio del sindaco Matteucci (allora al primo mandato) dell’intenzione a partecipare alla corsa europea. Poi sono arrivati gli Stati generali della cultura e le assemblee di sostenitori per raccogliere le adesioni di circa 150 soggetti tra enti, associazioni, imprese. Infine, gli incontri del Comune con le città che hanno ospitato o ospiteranno l’evento in questi anni (Liverpool, Marsiglia, Tallin, Turku), fino al convegno di aprile con le altre candidate italiane, per lanciare — sono parole del sindaco — un “piano strategico nazionale per la cultura che non si fermi al 2019”.

Un percorso di cinque anni che ha fatto entrare la scadenza nei discorsi dei ravennati e nell’attività amministrativa, al punto che secondo Cassani “Oggi non c’è questione in città che riguardi direttamente o indirettamente del 2019”. L’anno scorso il Comitato artistico ha definito le Cinquetracce, le linee guida per immaginare il futuro di Ravenna, indicando interculturalità, conflitto, trasformazione tra le direzioni di ricerca. Ma ora servono progetti concreti, che Ravenna chiede ai suoi cittadini.

Fino a ottobre sarà attiva una Open Call, per raccogliere progetti e idee da destinare al dossier di candidatura. Altri ravennati parteciperanno a gruppi di lavoro che coinvolgeranno secondo il coordinatore circa 300 persone.

 

La partecipazione sarà ovviamente uno degli elementi su cui si giocherà la credibilità delle candidature. “Di fronte a un progetto così importante ci sono sempre diffidenze in ogni città e scetticismo tanto più è ambizioso il progetto — spiega ancora il coordinatore — La mia impressione è che oggi si sia allargato notevolmente il campo di coloro che ci credono”.

In attesa dei mesi decisivi, il Comune ha chiesto ai giovani sotto i trent’anni di diventare volontari per Ravenna 2019. Anche il sindaco Fabrizio Matteucci è ottimista: “Mi sento di dire che nessuno è diffidente nei confronti dell’iniziativa. C’è invece qualche inevitabile scetticismo legato al numero delle ‘avversarie’ e al loro prestigio”.

 

Finora il numero di candidate ha quasi raggiunto quota venti, tra grandi capoluoghi e intere regioni. Per una città, la cultura non è mai soltanto questione di offerta creativa: in questo caso particolare, significa immagine, turismo, infrastrutture — a Ravenna si parla ad esempio della riqualificazione della darsena portuale. “Il percorso è altrettanto importante dell’obiettivo”, dichiara ancora Matteucci. “Noi viviamo la candidatura come un’occasione imperdibile per promuovere la nostra città e valorizzare le sue energie, i suoi talenti emergenti”.

Dalla sua, Ravenna ha il fatto di essersi mobilitata già da tempo. Vedremo nel 2015 se l’astronauta avrà compiuto la missione come vorrebbe il sindaco: “Speriamo che la nostra navicella spaziale approdi dove vogliamo arrivare e di piantare la bandierina con i colori di Ravenna sul pianeta 2019”.

 

 

Edoardo Bergamin

 

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