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Quei campeggi senza natura

Quei campeggi senza natura

Inutile scegliere una vacanza in tenda per godersi stelle e tranquillità: fra “eccessi di libertà” e balli di gruppo non c'è scampo

di Federico Confalonieri

ITALIC N.4

LUGLIO / AGOSTO 2011

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Se ci fosse un Facebook dei campeggi italiani quanti “I like” potrei cliccare? Nessuno, purtroppo. Ci deve essere qualcosa che mi sfugge. Tutto questo riciclare carta, comprare verdura bio, essere presi da una crisi di nervi se il rubinetto della cucina sgocciola.
E poi, firmare appelli per i diritti umani in Mozambico, indignarsi per il bunga bunga, sentirsi un po’ Umberto Eco che legge Kant fino alle cinque del mattino (non si potrebbe fare fino alle tre e poi magari si tromba?). Un’indigestione di belle maniere equosolidali che a confronto un intellettuale parigino sembra uno del Jersey Shore.

 

Finché non arrivano le vacanze in campeggio, che dovrebbero essere la prosecuzione naturale di questa vita orientata al bello e alla riscoperta della natura. Ma la realtà è che al posto del bosco di Winnie the Pooh c’è ad attenderci un camping di concentramento: verde scarso e densità soffocante di tende.

 

A guardarsi intorno viene da deprimersi. C’è chi parcheggia la roulotte per tutta l’estate accanto ai bagni. Forse per assistere in prima fila alla processione dei campeggiatori che vanno a liberarsi, con in mano, al posto del cero, il rotolo di carta igienica. Sciabattando in modo indolente come a dire: “Finalmente libero dai condizionamenti della città”.

 

Per eccesso di libertà accadono anche cose comiche. Un amico mi ha raccontato che mentre faceva la doccia e cercava la saponetta, appoggiata in alto sul muretto, al posto del panetto di sapone si ritrovò a maneggiare un panetto di escrementi. La cosa buffa è che l’amico andò a lamentarsi in direzione. Chissà che provvedimenti straordinari avranno adottato per limitare la libertà di espressione.
C’è poi il problema dell’animazione. Persino le multinazionali tentano di intercettare i nuovi gusti dei consumatori. McDonald’s si è messa a preparare insalate mentre le compagnie petrolifere si dichiarano segretamente innamorate del pianeta. I proprietari dei campeggi, invece, sono rimasti ancorati a un’idea berlusconiana d’intrattenimento: la barzelletta, il piano bar, la simpatia a tutti i costi. Nulla di grave, se non fosse che sono tutti così. Anche quelli in cui basterebbe alzare gli occhi al cielo, osservare la Via Lattea, per capire che c’è vita senza abbonamento a Sky.

 

Un mercato immenso attende il campeggio entertainment-free. Non occorre essere Marchionne per rendersene conto. Unica controindicazione: avere come vicino Umberto Eco che legge Kant fino a notte fonda. Speriamo a bassa voce.

 

 

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