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Nastro nascente

Nastro nascente

Tornano le audiocassette, fra edizioni limitate e vecchie autoradio. Alla faccia di chi le dava per morte

di Maurizio Blatto

ITALIC N.4

Luglio/Agosto 2011

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Alla fine torna tutto. Sarà l’effetto nostalgia, che ormai scatta in tempi abbreviati; sarà che, sovrastati da un’offerta di comoditò e fruibilità immediata, andiamo a cercarci le difficoltà con il sorriso; ma sono di nuovo qui. Le audiocassette.

 

I nastri musicali con la custodia e le informazioni piegate nel cartoncino. Quelle che morivano sui cruscotti delle macchine come i coyote nel deserto, sdraiate e ingiallite. Loro. Ovvio, stanno presidiando una fetta di mercato talmente piccola da risultare non pervenuta per i radar delle statistiche di vendita mondiale. Gli Arcade Fire non escono su cassetta, tanto per capirci. Ma molte piccole etichette, artigianali e “mirate”, hanno rispolverato un supporto che ormai non si avvistava nemmeno più sui bordi delle autostrade (ve li ricordate quei nastri marrone che svolazzavano tra gli sterpi come serpenti fluttuanti?). Le ragioni sono diverse.

 

Si lavora artigianalmente sulle confezioni, assemblandole come pezzi unici, spesso numerandole e rendendo l’involucro quasi superiore per valore, non solo estetico, al contenuto musicale. In tempi di download selvaggio la cassetta rimane (come il vinile) pur sempre un oggetto irripetibile e come tale appetitoso. Una motivazione in più arriva dal mercato statunitense. Lì, statisticamente, chi ha appena conseguito la licenza di guida compra una macchina usata. Il parco più economico è quello delle auto anni Settanta-Ottanta. E dentro cosa pensate di trovare, lettori cd o mp3? No, ovviamente le care e vecchie autoradio.

 

Ecco quindi che le cassette, anche per le band emergenti, diventano un mezzo veloce e a basso costo per farsi conoscere. Pubblicano su nastro e si infilano, letteralmente, nelle macchine dei teenager, ovvero il loro pubblico di riferimento. Magari, in seguito, sondato il gradimento a quattro ruote, (ri)pubblicheranno su cd o vinile. Il risultato è che da oggetto-nostalgia buono ormai per installazioni d’arte (come nelle opere anni Novanta di Christian Marclay e Christian Schumann) la cassetta è tornata a essere veicolo di promozione del sottobosco underground.

Soprattutto pop, come nel caso della californiana Burger Records, dell’estrosa I Had An Accident Records (dal Maryland, hip hop sperimentale e leggende minori post-rock), della londinese Italian Beach Babes (con gli adorabili Mazes) e della portoghese Cakes and Tapes.

 

Il che ci porta in Italia, ovvero in casa Shit Music for Shit People, etichetta nata verso la fine del 2008 a Roma, grazie ad Angela Monteiro e Tommaso Floris. Unione portoghese-italiana con l’obiettivo di “far conoscere e promuovere nuovi musicisti e illustratori attraverso un linguaggio originale che ci permettesse di creare degli oggetti accattivanti e interessanti”. E quindi anche con le cassette. Perché? “Per diversi motivi. È una specie di ritorno alle origini e anche un modo per distinguerci. Ma essenzialmente perché è un formato con il quale ci identifichiamo e con cui abbiamo stabilito una relazione affettiva che è legata alla nostra infanzia. Nessuno snobismo elitario. Chi compra le nostre cassette ha in primis un album alla metà del costo di un cd o vinile, e in più hail download gratuito dei brani in mp3. Inoltre può anche trovarli in vendita sui vari mercati di musica digitale come iTunes o Amazon”.

 

Le copertine sono molto curate. Quasi packaging sartoriale. “È una specie di ovetto Kinder musicale, come i pacchi a sorpresa che desideravamo da bambini. Le cassette che pubblichiamo sono avvolte da un imballaggio di carta da pacchi che ormai è diventato il nostro marchio di fabbrica. Conferisce un’immagine artigianale che si relaziona con l’identità della SMFSP, ottenendo un oggetto originale, da collezionare. Per ogni uscita invitiamo un illustratore a interpretare il suono del gruppo o del singolo artista”.

 

Fa quasi tenerezza ricordare la vecchia dicitura fieramente anarco-punk “home taping is killing business”. Qui il business lo si reinventa, dal basso. Con massima gioia di chi ha oliato e mantenuto in forma Walkman e registratori a cassetta (subito su eBay a cercarli, all’assalto!).

 

Primo fra tutti sicuramente Thurston Moore, chitarrista dei Sonic Youth e guru della musica “altra”, nonché curatore del fondamentale Mix tape — L’arte della cultura delle audiocassette, edito da Isbn. Lui non ha mai avuto esitazioni. Di fronte all’eterno dilemma “Vinile o cd?”, ha sempre risposto: “Cassetta, senza dubbio”.

 

 

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