RUBRICHE

Volevo fare lo startupper

Volevo fare lo startupper

Un'idea senza spirito imprenditoriale è come un Bacio Perugina senza citazione

di Federico Confalonieri

ITALIC N. 7

Novembre 2011

0

Fino a poco tempo fa chi costituiva un’impresa annunciava agli amici: “Sto avviando una società”. Adesso qualsiasi nuova impresa è per tutti una start up. Un termine che fa molto new economy, anche se si tratta di una copisteria o di un Brekky, quei luoghi zeppi di distributori automatici di acqua minerale e merendine. Pensare la propria iniziativa come una start up ti fa sentire un sodale di Page e Brin di Google, e quindi identifica anche uno stato d’animo: la predisposizione a essere imprenditori che sprizzano idee rivoluzionarie a ciclo continuo.

 

Purtroppo le idee senza spirito imprenditoriale sono baci alla francese senza passione. Anzi, sono Baci Perugina privati del messaggino d’amore. Roba da intentare una class action sui due piedi. Ma lo spirito imprenditoriale è come il coraggio, uno non se lo può dare, neppure dopo un mba alla Bocconi. Per questo ho rinunciato a essere uno startupper. Quando mi viene una fantastica idea mi godo la condizione euforica da pre-starter, consapevole che a breve l’entusiasmo iniziale svanirà. A quel punto l’unica cosa che potrei fondare è un centro d’ascolto per depressi da new business. Una start down, da finanziare con i soldi risparmiati dal master Bocconi.

 

Per tirarmi su di morale mi convinco che non sia un problema genetico. Parafrasando Rousseau: sono nato imprenditore, ma la società mi ha reso un dipendente. E quindi è colpa dell’educazione, ergo di mio padre. A partire dalla scelta della scuola: “Fai l’istituto tecnico — diceva — che è vicino a casa. Se scegli il liceo sei obbligato a fare l’università”. Forse per fare l’imprenditore avrei avuto bisogno di un padre con tre fallimenti alle spalle, vari divorzi e figli sparsi ovunque. Una persona dinamica, insomma.

 

Lui, invece, persino il concorso all’asl mi fece fare. Per un posto da ausiliario sociosanitario, gli aiuto infermieri. Lavoro eroico e rispettabile, ma non proprio quel che si dice l’anticamera del successo.

 

Del concorso ricordo il commissario che mi interrogò. “Mi dica quali sono le regioni a statuto speciale”. Ci pensai un attimo. “Sì, sì, questa la so”. “Con calma, non si agiti”, fece il commissario. “Allora — in un istante di illuminazione — Valle d’Aosta, Sicilia, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige”. Vidi sul volto del commissario un’espressione mista di sorpresa e soddisfazione, come a dire “l’Italia può ancora sperare in questi giovani di buona volontà”.

 

Così, sopravvalutandomi, passò alla domanda successiva: “E secondo lei è giusto che siano a statuto speciale?”. Oddio, pensai, questo tizio mi sta chiedendo di attivare le sinapsi, mettere in funzione i neuroni, far viaggiare i neutrini. Era una domanda da padre costituente, ma mio padre non aveva mai costituito un cazzo di niente perché troppo impegnato a non perdersi una puntata di La Bustarella. “Mah, non so, credo di no”, risposi a intuito. “Direi proprio di no — ribadì il commissario — lo statuto speciale era giustificato all’inizio della loro fondazione, ma ora non ha più senso”.

 

Sono passati trent’anni, le regioni a statuto speciale esistono ancora e per l’abrogazione ce ne vorranno almeno altri venti. Il mio commissario era avanti di mezzo secolo. Alla fine entrai in graduatoria e un anno dopo mi arrivò il telegramma di assunzione. Ero stato preso all’ospedale psichiatrico. Rifiutai il posto fisso. Fu una delle poche volte che mio padre condivise la mia scelta, o perlomeno non si oppose. Quello fu un glorioso giorno da startupper.

Privacy Autorizzo al trattamento dei dati personali ai sensi dell'art.13 del D.Lgs. 196/2003.
I dati saranno utilizzati per dare corso alla richiesta di abbonamento e non saranno ceduti a terzi. Leggi le note legali

* I campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori

NOTA Per evitare messaggi inopportuni e spam, il commento non sarà immediatamente visualizzato.
La redazione provvederà a pubblicare i commenti al più presto, mentre i messaggi diffamatori, offensivi, razzisti e sessisti saranno eliminati.