L’arte curiosa che guarda oltre i confini delle discipline

L’arte curiosa che guarda oltre i confini delle discipline

Al festival di cultura Giorno per Giorno si incontrano artisti e scienziati. A Torino ci sarà anche la curatrice tedesca Ute Meta Bauer, che spiega: “l'arte è un pirata”

19 giugno 2012

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Dall’eternità a qui è il titolo di un saggio di Sean Carroll, cosmologo statunitense, che ragiona sul senso del tempo e la struttura dell’universo. È uno studio scientifico, teorico, su un aspetto familiare della nostra esperienza, e agli organizzatori di Giorno per Giorno è sembrata — anche per il rimando a un vecchio film di Hollywood — l’ispirazione giusta per un festival di cultura contemporanea con lo scopo di far dialogare arte e scienza.

 

Dall’eternità a qui è la terza edizione della rassegna torinese promossa da Fondazione per l’Arte CRT dal 19 al 30 giugno. Il curatore è Gianluigi Ricuperati, scrittore e saggista (oltre che collaboratore di ITALIC), che li ha definiti “dieci giorni di curiosità infinita”, perché pensati per raccogliere testimonianze da campi diversi: l’arte e le discipline scientifiche, e insieme il design, l’architettura, musica e letteratura.

 

Di fronte a un campo volutamente così “transdisciplinare”, la regia dell’evento consiste soprattutto nel selezionare ospiti capaci di raccontare prospettive differenti sulla cultura oggi.

Oltre a nomi abituali del dibattito sul contemporaneo, tra cui il teorico svizzero Hans-Ulrich Obrist (anche direttore della Serpentine Gallery a Londra) e Gillo Dorfles, filosofo e artista arrivato ai 102 anni, ci sarà la curatrice tedesca Ute Meta Bauer.

 

Oggi docente al Royal College of Arts londinese, la critica interverrà sabato 23 proprio sul confronto tra discipline, tema portante della rassegna. “Da dove iniziare? Ci sono così tanti esempi di incroci tra arte e architettura, arte e design, arte e poesia, arte e politica, arte e scienza, e perfino un mix di settori più ampio”, spiega Ute Meta Bauer, impegnata nel 2002 nel gruppo di curatela di documenta, la grande rassegna d’arte contemporanea che si svolge ogni cinque anni a Kassel in Germania (la tredicesima edizione è in corso da questo mese). “L’arte non ha confini; nell’altro campo è spesso un pirata, un parassita, o uno stimolo”. Non solo la scienza ha ad esempio portato più lontano l’arte, ma allo stesso modo gli interventi artistici hanno spesso messo alla prova altre discipline.

 

Per l’incontro di sabato Ute Meta Bauer converserà insieme a Stefano Boeri, architetto e assessore milanese alla Cultura, a sua volta impegnato nel confronto tra discipline con la rassegna Festarch, ad esempio.

Anche in architettura vale lo stesso approccio orientato allo scambio di saperi e pratiche, ma certo con libertà differenti. “L’aspetto cruciale è che come artista uno può lavorare in modo autonomo, senza che debba soddisfare delle aspettative — spiega la curatrice — Ovviamente esistono forti preconcetti su cosa un artista debba fare e su cosa potrebbe essere l’arte. Superare tutto questo è la vera sfida per un artista, secondo me”.

 

Giorno per Giorno nasce per far scontrare questa libertà con il rigore della ricerca scientifica. Nei dieci giorni discuteranno con gli artisti altrettanti matematici, astronomi, teorici.

Fra loro il fisico napoletano Giovanni Amelino-Camelia, autore di una sua teoria della relatività, che dopo le esperienze con MIT, Oxford University e CERN ha deciso a 35 anni di tornare in Italia per insegnare e fare ricerca. Giovedì 21 commenterà le opere di una mostra alla Fondazione Merz insieme a Gianluigi Ricuperati. Per il curatore è proprio questo il valore della rassegna, convinto che — come ha avuto modo di dire presentando il festival — “L’arte contemporanea debba dialogare con scienza e tecnologia, se non vuole morire, ovvero diventare irrilevante”.

 

“Non sono d’accordo — risponde la critica tedesca — Penso che questo dialogo scopra un potenziale sia per l’arte sia per la scienza, ma che entrambe sopravvivrebbero anche senza”. Dal 2005 fino all’anno scorso Ute Meta Bauer ha lavorato al MIT di Boston come direttrice per Arte, Cultura e Tecnologia, programma per unire studi visivi e ricerca hi-tech. “L’arte produce conoscenza di un genere suo, e i progetti scientifici sono per me ugualmente stimolanti e creativi come l’arte”.

 

Oltre agli incontri in fondazioni e gallerie esiste infine un “museo parallelo”, immaginato come una collezione tra arte e letteratura. L’esperimento coinvolge tre scrittori (Camilla Baresani, Letizia Muratori e Giorgio Vasta) chiamati a descrivere in parole tre opere dalle collezioni torinesi, rovesciando così una frase celebre del pittore statunitense Edward Hopper: “Se lo puoi dire a parole, non ci sarebbe ragione di dipingere”.

 

L’arte è da sempre alla ricerca di nuovi orizzonti. Il festival propone la curiosità come strumento per cercare nuovi campi.

Ma perdersi in nuove discipline può essere anche un rischio per l’arte? “L’arte è sempre rischiosa — spiega Ute Meta Bauer — e guardare oltre i confini tra le discipline è parte della sua pratica”.

 

 

© Riproduzione riservata

 

In alto: Ute Meta Bauer nel 2010. Foto: jeanbaptisteparis

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