Una finanza migliore è possibile?

Una finanza migliore è possibile?

Parte la prima Settimana dell'investimento responsabile, per mostrare a banche e risparmiatori il valore di un'economia più sostenibile

30 maggio 2012

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In molti, anche nel settore dell’economia, sperano che la crisi sia l’occasione per ripensare i comportamenti della finanza e il sistema d’investimento. Sanno che è necessario un cambio di mentalità generale tra gli operatori, capace di integrare profitto e valutazioni sociali, altrimenti nuove regole e buoni propositi avranno effetti solo in superficie.

 

Di finanza etica, sostenibile o responsabile si parla in Italia almeno dagli anni Novanta. Questo mese arriva il ciclo di incontri che il Forum per la Finanza Sostenibile, un’associazione che riunisce banche, associazioni di categoria e società di ricerca italiane, organizza in cinque città dal 30 maggio al 6 giugno.

È la prima Settimana dell’SRI, ovvero dell’investimento socialmente responsabile, pensata per far conoscere e sostenere le buone pratiche economiche. Dopo gli incontri in università e sedi societarie a Milano, Venezia, Bologna, Napoli e Bari, il programma si chiuderà a Roma per una conferenza con investitori internazionali e il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, dove il Forum presenterà un documento d’intenti sul tema.

 

L’associazione fa parte dell’Eurosif, l’European Sustainable Investment Forum, e si rivolge a politica e gruppi investitori. Un’opera di lobbying e ricerca, su un settore di grande impatto, cresciuto nel giro di pochi anni soprattutto in Europa. Secondo le ultime stime di Eurosif disponibili, nel 2009 il mercato dell’SRI riguardava investimenti per 5000 miliardi di euro, un dato quasi duplicato rispetto a due anni prima. Contando tutte le operazioni che considerano la responsabilità sociale, si tratta circa della metà degli investimenti totali. Ma cosa si intende davvero per finanza sostenibile?

 

“L’investimento responsabile è uno stile di investimento, un approccio da declinare in tutto il processo”, spiega il segretario generale del Forum, Davide Dal Maso. In sintesi, significa scegliere quali azioni acquistare non solo in base a calcoli economici, ma anche premiando i titoli delle aziende che gestiscono meglio gli aspetti sociali e ambientali della loro attività (in altri acronimi la loro CSR, Corporate Social Responsibility o responsabilità sociale d’impresa).

 

La fase più importante è la ricerca iniziale, o screening, che può essere supportata da specifiche agenzie di rating che si occupano della sostenibilità delle aziende (come EIRIS, SAM, Vigeo e Oekom). Poi ci sono gli investimenti e l’attività da socio. “Molti sono azionisti attivi – dice Dal Maso – e cercano di utilizzare i loro diritti per orientare le politiche delle imprese in cui investono verso una maggiore sostenibilità”.

 

Responsabile può dunque essere qualsiasi investitore: singoli risparmiatori o grandi istituti (bancari, assicurativi o previdenziali), oppure gli operatori qualificati che gestiscono portafogli azionari (o investitori retail). Per loro non è soltanto una scelta etica: “È provato – spiega ancora Dal Maso – che le imprese che gestiscono con più attenzione aspetti sociali e ambientali sono quelle che hanno un profilo di rischio più basso”.

 

In Italia, sempre nel 2009 il giro d’affari dell’SRI superava i 300 milioni di euro, una quota simile a quella registrata da Eurosif due anni prima e, secondo le previsioni di Dal Maso, rimasta oggi invariata. A sostenere il mercato sono perlopiù i grandi investitori, soprattutto assicurazioni e fondi previdenziali. Anche i dati raccolti nel 2011 dall’agenzia Vigeo mostrano un sistema in fase di stallo e la lieve riduzione del mercato retail.

“Qualche segno di dinamismo lo dà il mercato dei fondi pensionistici, che è il settore su cui gli esperti hanno gli occhi puntati”, spiega il segretario del Forum. Per mostrare agli operatori come sviluppo sostenibile e ritorno economico vadano di pari passo anche altrove arriva appunto il ciclo di incontri, insieme a una Carta rivolta ai vertici del settore.

 

Il 6 giugno, durante la prima Giornata dell’Investimento Sostenibile e Responsabile che chiude la settimana, un gruppo di associazioni bancarie e del settore (ABI, ANIA, Assogestioni e FeBAF) sottoscriverà la Carta dell’Investimento Responsabile, un documento che riconosce le questioni di sostenibilità, con cui impegnarsi alla trasparenza negli investimenti e a promuovere comportamenti più sostenibili. Rimane da capire se le stesse realtà che hanno finora guidato la finanza sapranno guidare un cambio di approccio.

 

“Noi non siamo né Occupy Wall Street, né integrati nel sistema. Cerchiamo di essere una parte terza”, spiega ancora Dal Maso parlando dei compiti del Forum, che quest’anno festeggia il decennale. “Certo non ci facciamo illusioni: questi sono processi lenti. Un ruolo forte ce l’avranno sia le leggi sia l’autoregolamentazione, ma le sole questioni tecniche non sono sufficienti: i cambiamenti devono avere una matrice culturale forte”.

 

È una direzione a cui possono contribuire anche i singoli risparmiatori? Difficile, in un settore dove le capacità di lettura di un prodotto sono limitate (“Non parliamo di biscotti o vestiti”, dice Dal Maso) e la maggior parte dei risparmiatori si affida a banche e promotori finanziari. Per questo l’attività di sensibilizzazione si concentra per ora sul lato dell’offerta. “Quando banche e reti di promozione si convinceranno che l’SRI è interessante anche da un punto di vista commerciale, sono sicuro che i risparmiatori la accoglieranno con favore”.

 

Per il Forum una finanza migliore sembra possibile. In attesa di leggi e nuovi prodotti, gli operatori del settore si trovano a riflettere sull’intero approccio. Almeno per questo, la crisi sembra il momento giusto.

 

 

Edoardo Bergamin

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